venerdì 19 ottobre 2018

Scorie - Il feticcio della democrazia nell'era sovranista




All'ennesima critica avanzata da Tito Boeri, presidente dell'Inps, ai propositi di revisione della normativa sulle pensioni da parte del governo, Matteo Salvini ha ribattuto:

"Da italiano invito il dottor Boeri, che anche oggi difende la sua amata legge Fornero, a dimettersi dalla presidenza dell'Inps e a presentarsi alle prossime elezioni chiedendo il voto per mandare la gente in pensione a 80 anni. Più alcuni professoroni mi chiedono di non toccare la legge Fornero, più mi convinco che il diritto alla pensione per centinaia di migliaia di italiani sia uno dei meriti più grandi di questo governo."

Affermazioni analoghe erano già state fatte in passato, non solo da Salvini, ma anche dal cofirmatario del contratto di governo, Luigi Di Maio.

Non si può negare che chi sta governando abbia raggiunto il potere tramite un processo democratico e che, stando ai sondaggi, oggi goda di un consenso aggregato ben superiore a quello ottenuto alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo.

In virtù di questo, Salvini e Di Maio sentono di avere il diritto di scassare ulteriormente i conti pubblici, comprando consenso oggi a spese di chi pagherà tasse e contributi in un futuro nemmeno troppo lontano.

Se vigesse l'obbligo di rispettare il principio di non aggressione, avere il consenso della maggioranza degli elettori non comporterebbe il diritto comprimere la proprietà della minoranza attuale e di chi oggi neppure ha il diritto di voto.

Ciò dimostra che, se si fa un ragionamento logico, tra un regime democratico e uno totalitario la differenza sostanziale è nella misura in cui sono compressi i diritti delle persone, ma non nel principio in base al quale chi governa ha il diritto di comprimerli.

Credo che questo dovrebbe fare riflettere tutti coloro che hanno fatto della democrazia un feticcio.

Scorie torna (se tutto va bene) il 12 novembre.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


giovedì 18 ottobre 2018

Scorie - Nessun debito può essere ristrutturato senza perdite per qualcuno




I ministri di qualsiasi governo hanno la tendenza a decantare stanziamenti miliardari a favore di questo o quel gruppo di persone, ovviamente con soldi presi ai pagatori di tasse presenti o futuri. Nel caso di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini, però, il balletto dei miliardi (spesso sparando cifre a caso), è particolarmente movimentato.

Nel caso dello statista di Pomigliano il tutto avviene con un perenne sorriso sulla bocca, indicando soluzioni all'apparenza semplici e indolori. Si prenda, per esempio, l'idea di alleggerire i bilanci comunali che, a suon di disavanzi, hanno accumulato debiti consistenti.

Di Maio afferma che "si deve aprire un dibattito e inserire nella manovra una norma per scorporare i debiti e affidarli a una struttura commissariale, che il Comune ripagherà un po' alla volta, senza ricadere sulla fiscalità generale."

Così facendo quei comuni recupererebbero capacità di spesa nell'immediato, risorse che oggi devono destinare al servizio del debito.

Ancorché Di Maio non lo dica esplicitamente, si tratterebbe di una ristrutturazione che, per essere tale, deve avere un valore attuale netto del debito post affidamento alla "struttura commissariale" inferiore a quello che ha ex ante.

Ma i casi sono due: o la perdita è subita dai creditori, oppure la struttura commissariale, gira e rigira, scarica i rischi e le eventuali perdite di questa operazione sulla fiscalità generale, contrariamente a quanto affermato da Giggino. Anche se il comune in questione, un po' alla volta, pagasse i debiti.

In definitiva, l'ennesima goccia nel mare di sciocchezze che giorno dopo giorno esce dalla bocca di questo signore.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


mercoledì 17 ottobre 2018

Scorie - Notizie (non) buone




Uno dei mantra dei ministri del governo del cambiamento è "ci stiamo lavorando", una frase sempre buona quando non si sa cosa dire, probabilmente perché non c'è niente di concreto da dire. A volte dovrebbe essere imbarazzante, come quando il "ci stiamo lavorando" riguarda le coperture di provvedimenti di spesa annunciati da anni e per i quali, quando si chiedevano voti, si andava dicendo di avere tutte le coperture dettagliate (ogni riferimento al reddito di cittadinanza, che sarà finanziato in gran parte con nuovo debito, non è casuale).

Uno dei "ci stiamo lavorando" riguarda l'ennesimo salvataggio di Alitalia a carico dei pagatori di tasse. Ecco cosa ha affermato Danilo "tunnel del Brennero" Toninelli:

"Il tavolo su Alitalia è aperto, ci stiamo lavorando, lo sta gestendo il ministro Di Maio. Penso che per fine ottobre ci saranno delle buone notizie, partendo da Fs, come abbiamo sempre detto."
Cercheranno di raccontare chissà quali sinergie potranno esserci tra Ferrovie e Alitalia, spacciando il tutto per "buone notizie".

Le quali, al pari del "diritto di volo" sancito da Matteo Salvini di cui mi sono occupato ieri, saranno "buone" probabilmente per il personale Alitalia, mentre saranno pessime per i pagatori di tasse.

Come sempre quando chi governa promette cose buone.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


martedì 16 ottobre 2018

Scorie - Il (non) diritto a volare




Come è noto, il governo del cambiamento ha in mente di tornare a fare di Alitalia una compagnia di bandiera, formula utilizzata per definire un vettore le cui sorti economiche sono a carico dei pagatori di tasse. Nel caso di Alitalia, questo non sarebbe un grande cambiamento rispetto al passato.

Il cambiamento si avrebbe se Alitalia smettesse di essere un buco nero da miliardi di euro, ma è legittimo dubitare che questo sia il suo futuro.

A difesa del ritorno in grande stile dello Stato si sentono dichiarazioni surreali, per esempio questa del capo leghista Matteo Salvini.

"Sono convinto del fatto che un Paese che può avere tanto dal turismo non possa perdere una compagnia di volo e di aerei, regalata al primo straniero che passa. Quindi serve difendere il diritto a volare in Italia."

Posto che il "diritto a volare" è una invenzione salviniana dovuta con ogni probabilità alla tendenza a dire la prima cosa che gli esce dalla bocca (tendenza che lo accomuna a tutti coloro che rilasciano dichiarazioni e interviste h24), se con tale "diritto" si intende quello dei passeggeri, stia tranquillo Salvini: non è necessario avere lo Stato aviatore per avere linee aeree che frequentino gli aeroporti italiani.

Ritengo che la definizione sia più calzante se riferita al personale di Alitalia, che non sarà l'unica e magari neppure la principale causa dei malanni della compagnia, ma che i potenziali partner dello Stato considerano in esubero di alcune migliaia di unità (nonostante i ripetuti round di incentivi all'esodo anche settennali), mentre Luigi Di Maio lancia messaggi rassicuranti ai sindacati di categoria.

I pagatori di tasse sanno già come andrà a finire anche questa volta.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


lunedì 15 ottobre 2018

Scorie - Il gioco socialista a somma negativa




Se in Italia chi governa promette più spesa pubblica e meno tasse (e credo che la prima promessa sarà realizzata in abbondanza, mentre avrei dubbi sulla consistenza della seconda), in Spagna l'alleanza tra socialisti e la ancor più sinistrorsa Podemos si appresta a predisporre la classica manovra redistributiva in stile novecentesco.

Sostengono Pedro Sanchez e Pablo Iglesias, i due alleati in questione:

"Dopo sette anni di tagli del governo del Partito popolare, il nostro Paese è retrocesso in uguaglianza di opportunità, in coesione sociale, in libertà e diritti, in qualità della democrazia e convivenza… è urgente curare le cicatrici dell'austerity, chiudere le ferite sociali, e possiamo farlo già con la prossima legge finanziaria."

La quale dovrebbe contenere un aumento del salario minimo del 22.3%, l'indicizzazione delle pensioni all'inflazione, misure per calmierare i prezzi degli affitti e una sorta di controriforma del mercato del lavoro.

Il tutto accompagnato da un inasprimento della tassazione per i redditi superiori a 100 e 300mila euro, oltre a un incremento dell'1% dell'imposta sui patrimoni superiori a 10 milioni di euro.

Nessuna novità particolare. Tutta roba già vista in passato e che generalmente fanno i socialisti quando sono al governo.

Come poi si possa parlare spudoratamente di libertà e diritti quando si pensa di mazzolare una parte, seppure minoritaria, dei propri governati, mi pare logicamente inconsistente.

Ma la logica socialista è sempre quella del gioco a somma zero, il che già sarebbe di per sé peggio di una situazione in cui gli scambi sono volontari. Il problema è che la somma tende poi a essere negativa all'aumentare del grado di socialismo.

Ma questo in molti non lo hanno capito neppure 200 anni dopo Marx.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


venerdì 12 ottobre 2018

Scorie - Chi di econometria ferisce, di econometria perisce




Alle diverse bocciature e critiche ricevute alle previsioni inserite nella nota di aggiornamento al DEF, il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha risposto che al MEF hanno usato "lo stesso modello degli anni precedenti".

Io non lo metto in discussione, ma questo è il classico esempio dal quale si può dedurre che, oltre a non potere per definizione prevedere esattamente ciò che accadrà in futuro, qualsiasi modello econometrico può prestarsi, se opportunamente "massaggiato", a restituire il risultato desiderato.

Il tutto perché ci sono input che sono inevitabilmente arbitrari, ancorché alcuni possano essere più palesemente inverosimili di altri.

Fatto sta che, credo involontariamente, questo governo offre una dimostrazione lampante di quanto sia eccessiva la fiducia generalmente riposta nei modelli econometrici.

E questo vale a maggior ragione nei confronti di coloro che sono soliti prendere "at face value" le previsioni elaborate con questi modelli.

Chi di econometria ferisce, di econometria perisce.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


giovedì 11 ottobre 2018

Scorie - Monetizzazione tra ignoranza e malafede




La confusione regna sovrana (qualcosa di sovrano i sovranisti lo stanno ottenendo). Da settimane, nelle stesse ore diversi esponenti di governo e maggioranza dicono cose spesso contraddittorie sugli stessi argomenti, e di fronte al saliscendi dello spread (più sali che scendi, finora), si limitano a dire che, una volta spiegata la manovra, gli operatori di mercato e le istituzioni europee capiranno.

Ovviamente c'è anche chi crede che la soluzione alla salita dello spread sia nel sostegno al debito pubblico da parte della BCE, senza se e senza ma. Ne è convinto Paolo Savona, per esempio:

"Tra i compiti della Banca centrale europea c'è quello della stabilità finanziaria, quindi quello di abbattere lo spread."

Credo che Savona, che rimpiange i tempi pre divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia avvenuto nel 1981, non sia molto informato su ciò che la BCE può e non può fare. Oppure mente clamorosamente.

Già il quantitative easing ha distorto massicciamente i tassi di interesse di mercato e i premi per il rischio di credito, a beneficio anche dell'Italia, ancorché sia stato giustificato dalla BCE con la necessità di riportare la crescita dei prezzi al consumo attorno al 2% annuo.

La conseguenza è stata, rimanendo all'Italia, un abbassamento di circa 20 miliardi annui nella spesa per interessi (che questo governo sembra stia facendo di tutto per far risalire), che Renzi e soci hanno ben pensato di spendere in altro modo, cosicché vanificando il possibile miglioramento dello scassato bilancio della Repubblica.

Adesso che il QE volge al termine, se uno Stato vuole che la BCE compri suo debito senza limiti deve fare richiesta di intervento al fondo salva stati ESM, sottoponendosi a un programma in stile greco.

Cosa che, ovviamente, nessun sovranista accetta, perché il principio deve essere che lo Stato spende quanto ritiene necessario, e la banca centrale deve colmare le eventuali perplessità degli investitori privati.

Pare che oltre 6 votanti su 10 credano a queste cose e le condividano. A mio parere personale, gran parte di quei 6 semplicemente ingnora completamente la materia, una piccola parte crede in buona fede che la soluzione consista nel far sì che non vi sia mai "carenza" di moneta per finanziare la spesa pubblica, e un'altra piccola parte sa che ciò è dannoso, ma trova conveniente far credere agli altri che non lo sia. Sospetto che i consiglieri di Salvini e Di Maio appartengano all'ultima categoria.

Temo anche che l'impatto con la realtà sarà doloroso, purtroppo anche per chi non è tra quei 6.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".