venerdì 17 agosto 2018

Scorie - In cerca spasmodica del burrone




Noto euroscettico (eufemisticamente parlando), Claudio Borghi, suggeritore di sciocchezze economiche di Matteo Salvini, ha rilasciato un'intervista ferragostana al Foglio, nella quale ha ribadito il suo punto di vista sulla moneta unica.

"La mia speranza è che l'euro salti per aria, e si volti finalmente pagina. Nel contratto di governo non è contemplata l'uscita dall'euro, soluzione che io continuo a ritenere preferibile. Dato che non posso fare funzionare le cose come voglio io, cerco almeno di indicare una via che ci permetta di restare nella moneta unica in una maniera decente."

L'euro è una moneta fiat frutto di un disegno politico di stampo socialisteggiante, l'esatto contrario di un ordine spontaneo.

Vi sono quindi diversi motivi per essere critici nei confronti dell'euro. Purtroppo, però, la gran parte degli euroscettici, non solo in Italia, è contraria all'euro per motivi diametralmente opposti a quelli di chi lo critica da un punto di vista simile al mio. Rispetto a quello che vorrebbero costoro, l'euro è di gran lunga un male minore.

In sostanza, per costoro l'euro avrebbe il grave difetto di non avere una banca centrale pronta a garantire la solvibilità di tutti gli Stati che adottano la moneta unica, a prescindere dalla loro situazione debitoria.

Cosa che in realtà non è neppure del tutto vera, dato che una forma di salvataggio sottoposto a condizioni esiste dal 2012. Con le operazioni OMT (outright monetary transactions), la BCE può comprare illimitatamente il debito di un Paese che abbia perso accesso al mercato, purché quel Paese si sottoponga a un programma di risanamento della finanza pubblica e di riforme predisposto dalla cosiddetta Troika (BCE, Commissione europea e FMI).

Il fatto è che nessun sovranista accetta la condizionalità delle OMT, che poi sono ciò che derivò dal famoso "whatever it takes" pronunciato da Mario Draghi il 26 luglio 2012.

Secondo Borghi, "il Quantitative easing non può interrompersi". Anzi, la BCE dovrebbe, per l'appunto, essere garante di tutti i debitori pubblici dell'area euro.

"E' evidente che questi tassi di spread non sono giustificabili in alcun modo: scommettere sulla divergenza è demenziale. Se l'Eurozona avesse un senso, i differenziali sarebbero nulli. Si ponga pure un limite a 150 punti base, che è già intollerabile a mio avviso. Se nell'Eurozona vogliono mantenere e sostenere l'attuale struttura dei debiti sovrani, devono fare come dico io."

Il fatto è che quello che vanno dicendo Borghi e sovranisti assortiti non esiste da nessuna parte. In sostanza, o si cede ulteriore sovranità alla Ue a fronte dell'emissione di debito comune, oppure si mantengono le redini della politica economica a livello nazionale, ma ognuno rimane responsabile della propria solvibilità.

Questo passaggio i sovranisti non vogliono accettarlo, pretendendo che ognuno possa spendere a piacere con una banca centrale che stampa di conseguenza. Non dovrebbe stupire che di fronte a Paesi come l'Italia che hanno già un debito pubblico pari a oltre il 130% del Pil, vi sia resistenza da parte di chi è messo meno peggio ad assecondare una svolta del genere.

Ai loro occhi i Borghi di turno sono qualcosa di simile ai governanti di Venezuela e Turchia, per fare solo un paio di esempi. E francamente è difficile dar loro torto.

Borghi ne ha anche per il ministro dell'Economia:

"Tria sbaglia a pensare che il sistema si stabilizzi con dichiarazioni distensive. Capisco che ciò è conforme col suo incarico di ministro dell'Economia, ma dev'essere chiaro a tutti che il comitato distensivo magari fa scendere lo spread per qualche giorno, ma non è che serve a risolvere nulla di strutturale."

In effetti non bastano le dichiarazioni a risolvere il problema, a maggior ragione quando poi a ogni rassicurazione offerta da Tria seguono raffiche di sparate da parte degli azionisti di maggioranza del governo e dei loro consiglieri, tra cui lo stesso Borghi.

I quali sembra che non abbiano nulla in contrario a vedere salire lo spread, perché ciò non fa altro che avvicinare l'Italia al burrone nel quale secondo loro si deve cadere per liberarsi poi dai vincoli europei.

Il fatto è che liberarsi da quei vincoli (peraltro poco rispettati) per finire in una prospettiva venezuelana o turca non dovrebbe essere molto allettante.

Borghi pensa che "la svolta arriverà alle elezioni europee di primavera. Lì, finalmente, potrebbero cambiare dei paradigmi a livello continentale."

Può darsi che abbia ragione lui, il che significherebbe riuscire a peggiorare la già orrenda situazione dell'Unione europea.

Ma se prevale la linea di Borghi, come ci si arriverà al maggio del 2019?
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


giovedì 16 agosto 2018

Scorie - Ma quel telefono non si scarica mai?




Dato che stare un po' in silenzio e riflettere non è un suo punto di forza, dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova Matteo Salvini ha esternato a raffica, non senza contraddizione e , come spesso succede, dicendo sciocchezze.

Per esempio ha twittato:

"Nel 2018 non è possibile morire così. Se ci sono vincoli europei che ci impediscono di spendere soldi per mettere in sicurezza le scuole dove vanno i nostri figli o le autostrade su cui viaggiano i nostri lavoratori, metteremo davanti a tutto e a tutti la sicurezza degli italiani."

In effetti nel 2018 è ormai raro morire così anche nei Paesi in via di sviluppo, ma evidentemente è possibile in quelli in via di sottosviluppo.

I vincoli europei, però, non c'entrano nulla. Prova ne sia che gli stessi vincoli esistono in altri 27 Paesi (fino a Brexit conclusa), eppure questa tragedia è avvenuta a Genova. Qualunque cosa si pensi della spesa pubblica, è evidente che la si può utilizzare per infrastrutture oppure per creare clientele, con bonus, pensionamenti precoci e altre cose del genere. Questo è stato fatto per decenni in Italia.

Ma poi Salvini (al pari dei colleghi di governo) ha anche affermato:

"E' evidente che la concessione va ridiscussa. Chiederemo ad Autostrade di rimettere in piedi quel ponte e indennizzare tutte le famiglie a proprie spese."

Quindi del ponte si doveva occupare il concessionario? Se sì, allora a maggior ragione i vincoli europei non c'entrano nulla.

Salvo poi arrivare alla promessa (per me minaccia):

"Lo Stato torni a fare lo Stato, per le compagnie aeree, le acciaierie e anche per le concessioni autostradali."

Ma sì, un bel salto indietro di 30 anni, quando lo Stato faceva tutte quelle cose e tutto funzionava alla perfezione. O forse no?
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


martedì 14 agosto 2018

Scorie - L'attacco se lo cercano




Intervistato da Libero, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti ha detto di aspettarsi per fine agosto un attacco speculativo sul debito pubblico italiano.

"L'attacco io me lo aspetto, i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi che scelgono le loro prede e agiscono. Abbiamo visto cos'è accaduto a fine agosto nel '92 e sette anni fa con Berlusconi. L'Italia è un grande Paese e ha le risorse per reggere, anche grazie al suo grande risparmio privato. Quello che mi preoccupa è che, nel silenzio generale, gran parte del risparmio italiano è stato portato all'estero e quindi la gestione dei nostri titoli non è domestica."

Giorgetti, che è ritenuto colui che nella Lega sa mettere in fila i numeri (facendo un benchmarking interno non è poi così difficile risultare il più bravo in tal senso), pensa che ciò sia dovuto al fatto che le elites non vogliono governi populisti.

In realtà, se questo governo non stesse da mesi promettendo provvedimenti che, se realizzati, farebbero aumentare significativamente il già enorme debito pubblico, non vi sarebbe stato sinora, né vi sarebbe in futuro, alcun attacco.

E la situazione oggi è peggiore quanto meno rispetto a quella dell'estate 2011, dato che allora i titoli spagnoli e portoghesi avevano rendimenti superiori a quelli dei BTP, mentre oggi peggio dell'Italia c'è solo la Grecia. Allora c'era una maggioranza traballante, oggi no. Allora non c'era, seppure in riduzione, il QE.

Quanto al riferimento al risparmio privato, non si stupisca Giorgetti se continuerà a uscire, perché quando chi governa fa riferimenti del genere è legittimo da parte del risparmiatore sospettare che, in casi più o meno disperati, gli si darebbe una mazzolata fiscale.

Invece di lamentarsi, si chieda perché ciò è accaduto (non da oggi, peraltro). E si renda conto che ogni volta che il suo capo e lo statista di Pomigliano (il quale, improvvidamente, va dicendo che l'Italia non è ricattabile) aprono bocca le cose non possono che peggiorare.
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


lunedì 13 agosto 2018

Scorie - Ingiustizia sociale



 
Francesco D'Uva, capogruppo alla Camera del M5S, è firmatario del disegno di legge per intervenire sulle cosiddette pensioni d'oro.

In sostanza, si tratterebbe di ridimensionare l'assegno di chi percepisce oltre 4mila euro netti al mese che non sia giustificato dalla sua storia contributiva, secondo le intenzioni dei promotori.

Dalla lettura dell'articolato emerge però che si tratterebbe di ricalcolare la quota retributiva non in base al metodo contributivo, bensì applicando il rapporto tra il coefficiente di trasformazione relativo all'età dell'individuo al momento del pensionamento e quello in vigore oggi per il pensionamento di vecchiaia. Il che potrebbe avere spiacevoli effetti collaterali per chi ha una pensione di anzianità retributiva ma coperta dai contributi versati durante la vita lavorativa.

Al di là di questo, che però non è un dettaglio da poco, credo che l'idea di ridurre la pensione finanziariamente non coperta da contributi del percettore sarebbe sacrosanta, checché ne dicano i fautori del diritti acquisiti (a spese altrui).

Del tutto non condivisibile, invece, la destinazione della minor spesa. Secondo D'Uva:

"È scritto nero su bianco nell'articolo 3 del testo: tutto quello che tagliamo e risparmiamo lo vogliamo redistribuire a vantaggio delle pensioni minime e di quelle sociali. Togliamo un privilegio, restituiamo un diritto."

Posto che così facendo il conto a carico di chi paga i contributi e anche della cosiddetta fiscalità generale resta immutato, non si tratterebbe di restituire un diritto, bensì di accordare un altro privilegio, sempre a spese altrui, a una platea di soggetti che si ritengono politicamente più titolati a tale privilegio.

Non esiste (né può esistere) alcun diritto a vivere a spese altrui, sempre che ciò non derivi da un contratto volontariamente stipulato da chi deve farsi carico del mantenimento del beneficiario.

In sostanza, tutti coloro che non avranno in vita loro versato contributi sufficienti (al limite, persone che non hanno versato nulla) si vedranno aumentare l'assegno che già oggi non trova alcuna giustificazione. Alla faccia di quanti, pur percependo assegni simili, hanno versato per quattro decenni.

E la chiamano giustizia sociale.
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".



venerdì 10 agosto 2018

Scorie - Siamo messi così. Siamo messi male




Contento di aver appena ottenuto la definitiva conversione in legge dell'indegno "decreto dignità", Luigi Di Maio si è espresso sul futuro di Alitalia.

Se da un lato non sarà possibile fare una nazionalizzazione da regime socialista "per tutta una serie di norme europee che io vorrei ridiscutere" (quella della ridiscussione delle norme europee è una formula magica valida per ogni faccenda), dall'altro Di Maio non ha dubbi sul futuro di Alitalia:

"E' evidente che per questo governo deve restare un vettore dello Stato italiano legato a realtà produttive italiane e allo stesso tempo voglio sincerarmi con i cittadini del fatto che non vogliamo mettere altri soldi dei contribuenti, ce ne sono già abbastanza. Dobbiamo razionalizzare la spesa e fare in modo che i partner possano portare avanti delle sensibilità politiche e non solo le regole del business."

Ora, è del tutto impossibile, non solo improbabile, che possano realizzarsi contemporaneamente queste due condizioni:

1) che i pagatori di tasse non debbano buttare altri soldi in Alitalia;

2) che un partner porti avanti "sensibilità politiche e non solo le regole del business".

Nessuno metterebbe soldi in Alitalia per restare in minoranza e gestire la compagnia con "sensibilità politiche" (ossia in modo non economicamente sensato) se non avesse qualche altra forma di compensazione da parte del socio di maggioranza.

E il socio di maggioranza la compensazione potrebbe riconoscerla solo attingendo direttamente o indirettamente alle tasche dei pagatori di tasse.

Considerando che quasi un italiano su tre di quelli che sono andati alle urne lo scorso 4 marzo ha votato per Di Maio e compagni di stelle, non mi meraviglierei se anche questa affermazione piena di cose inconciliabili tra loro fosse creduta.

Siamo messi così. Siamo messi male.
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


giovedì 9 agosto 2018

Scorie - Tenetelo lontano da quei tavoli




Ripetendo il copione che va in onda praticamente tutti i giorni da inizio giugno, Luigi Di Maio, riferendosi alla prossima legge di bilancio, ha affermato:

"Noi pensiamo che si debba restare nei vincoli", salvo aggiungere che "bisogna andare a quei tavoli a spiegare che i vincoli attuali vanno migliorati."

Ho già sostenuto che non si capisce per quale motivo a "quei tavoli" dovrebbero concedere a questo governo più di quanto sia stato concesso a quelli precedenti, ma è la logica (illogica) dello statista di Pomigliano che fa cadere le braccia (per non usare espressioni più efficaci ma volgari):

"Si è detto che per ridurre il debito bisogna rinunciare a posti letto nella sanità, alla pensione, allo stipendio, ai diritti dei lavoratori. Bisogna invertire la tendenza e dire ai Paesi Ue e alla Commissione che per una volta viene prima la sanità, il reddito, l'impresa e quindi l'abbassamento tasse. Si farà come si è fatto anche con l'immigrazione: c'è la possibilità finalmente di cambiare le regole insieme, nessuno vuole andare al muro contro muro ma se un pensionato minimo prende circa 400 euro e la Ue ci dice che la soglia di povertà è sotto i 700 euro è una ipocrisia dare una pensione sotto la soglia di povertà, non stai garantendo un minimo di dignità."

Innanzi tutto, Di Maio dipinge una situazione che non corrisponde alla realtà, dato che la spesa pubblica è forse aumentata meno rispetto a quanto gente come lui vorrebbe, ma non è mai diminuita neanche di un euro, neppure negli anni della cosiddetta austerità. Il che contribuisce a spiegare per quale motivo, nonostante un fardello di tasse che rende l'Italia un inferno fiscale, il bilancio dello Stato sia sempre in deficit.

Ma quello è il problema minore. Il fatto è che se si vogliono spendere più soldi, da qualche parte vanno presi. So che diversi esponenti di questo governo sognano un ritorno a una banca centrale alle dipendenze del Tesoro che monetizza indefessamente tutte le spese sostenute per il bene del popolo (che, in realtà, pagherebbe amaramente il conto di quell'inflazione), ma, al netto di piani B vari, nel mondo attuale o si aumentano le tasse, o si aumenta il ricorso al debito.

E il ricorso al debito, che è il second best per Di Maio e colleghi, richiede la collaborazione non tanto della Commissione europea, quanto di chi i titoli di Stato li deve comprare.

Quindi non si può fare "come si è fatto anche con l'immigrazione", perché per vietare a una nave di attraccare in un porto italiano non servono i soldi altrui.

Non si tratta di un dettaglio da poco.
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".