lunedì 13 agosto 2018

Scorie - Ingiustizia sociale



 
Francesco D'Uva, capogruppo alla Camera del M5S, è firmatario del disegno di legge per intervenire sulle cosiddette pensioni d'oro.

In sostanza, si tratterebbe di ridimensionare l'assegno di chi percepisce oltre 4mila euro netti al mese che non sia giustificato dalla sua storia contributiva, secondo le intenzioni dei promotori.

Dalla lettura dell'articolato emerge però che si tratterebbe di ricalcolare la quota retributiva non in base al metodo contributivo, bensì applicando il rapporto tra il coefficiente di trasformazione relativo all'età dell'individuo al momento del pensionamento e quello in vigore oggi per il pensionamento di vecchiaia. Il che potrebbe avere spiacevoli effetti collaterali per chi ha una pensione di anzianità retributiva ma coperta dai contributi versati durante la vita lavorativa.

Al di là di questo, che però non è un dettaglio da poco, credo che l'idea di ridurre la pensione finanziariamente non coperta da contributi del percettore sarebbe sacrosanta, checché ne dicano i fautori del diritti acquisiti (a spese altrui).

Del tutto non condivisibile, invece, la destinazione della minor spesa. Secondo D'Uva:

"È scritto nero su bianco nell'articolo 3 del testo: tutto quello che tagliamo e risparmiamo lo vogliamo redistribuire a vantaggio delle pensioni minime e di quelle sociali. Togliamo un privilegio, restituiamo un diritto."

Posto che così facendo il conto a carico di chi paga i contributi e anche della cosiddetta fiscalità generale resta immutato, non si tratterebbe di restituire un diritto, bensì di accordare un altro privilegio, sempre a spese altrui, a una platea di soggetti che si ritengono politicamente più titolati a tale privilegio.

Non esiste (né può esistere) alcun diritto a vivere a spese altrui, sempre che ciò non derivi da un contratto volontariamente stipulato da chi deve farsi carico del mantenimento del beneficiario.

In sostanza, tutti coloro che non avranno in vita loro versato contributi sufficienti (al limite, persone che non hanno versato nulla) si vedranno aumentare l'assegno che già oggi non trova alcuna giustificazione. Alla faccia di quanti, pur percependo assegni simili, hanno versato per quattro decenni.

E la chiamano giustizia sociale.
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".



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