giovedì 30 giugno 2016

Scorie - Le bolle che l'OCSE non vede

"In un contesto caratterizzato da un'inflazione sempre molto debole, da anticipazioni su un'inflazione in ulteriore calo e da capacità inutilizzate ancora importanti, la politica monetaria deve rimanere decisamente espansionista. Tanto più che gli squilibri macroeconomici frutto di questo orientamento sembrano per ora alquanto limitati. Al momento non esiste alcun segnale di formazione di bolle speculative nell'eurozona, specificamente per quanto attiene il settore immobiliare."
(OCSE)



L'OCSE, uno dei templi del keynesismo sovranazionale, consiglia alla BCE di mantenere una politica monetaria espansiva, data la bassa crescita dei prezzi al consumo e l'elevata capacità produttiva inutilizzata. Il tutto contando sul fatto che "non esiste alcun segnale di formazione di bolle speculative nell'eurozona".

Posto che la dinamica dei prezzi del settore immobiliare è già piuttosto vivace nei Paesi dove l'impatto della crisi è stato minore (per esempio in Germania), all'OCSE sembrano non essersi accorti che ci sono, solo nell'eurozona, circa 2800 miliardi di titoli a rendimento negativo, di cui 300 sono titoli di Stato italiani.

Oppure se ne sono accorti, ma sposano la tesi dell'eccesso di risparmio, tanto cara agli inflazionisti e lanciata a metà del decennio scorso da Ben Bernanke. Ciò che eccede è il denaro creato dal nulla, non il risparmio. Le due cose si equivalgono nel mondo keynesiano, ma non in quello reale.

Ciò detto, secondo l'OCSE la BCE dovrebbe rendere noto di accettare una crescita dei prezzi al consumo anche superiore al target del 2%, giusto per ricreare le giuste aspettative:

"Il fatto di accettare esplicitamente, da parte della Bce, che l'inflazione possa anche superare il target di riferimento del 2% nel corso dei prossimi due anni senza che ci sia una risposta sotto forma di decisioni restrittive, consentirebbe di rafforzare l'impatto della politica monetaria sulle aspettative d'inflazione."

Ora, la domanda è: chi trarrebbe beneficio da una situazione del genere? Coloro che oggi sono direttamente o indirettamente (tramite fondi pensione e polizze vita) possessori di titoli che rendono poco o addirittura meno di zero? Oppure gli emittenti di quegli stessi titoli, che poi sono principalmente Stati?

Credo che le risposte siano ovvie. Ma tranquilli, non c'è nessuna bolla.
 
 
 
 
 


mercoledì 29 giugno 2016

Scorie - Solidità offresi

"Il popolo britannico ha scelto e noi rispettiamo questa decisione ma ora si volta pagina. L'Italia, farà la sua parte, ora che è tornata solida ha un dovere: quello di offrire questa solidità anche agli altri partner europei."
(M. Renzi)

All'indomani della Brexit, si può supporre che ogni governante di un Paese Ue si sentisse in diritto di andare più a ruota libera del solito. Renzi, che in questo non teme concorrenza, ha ben pensato di offrire ai partner europei la "solidità" dell'Italia.


 
L'opinione di Renzi si scontra però con una realtà piuttosto diversa, almeno a giudicare dall'andamento delle borse. Si dirà che a penalizzare Milano è la preponderanza nell'indice principale di azioni bancarie. Indubbiamente ciò è vero, ma il problema è che le banche italiane soffrono più delle altre.
 
Ci sarà pure una asimmetria nella vigilanza europea che penalizza le banche imbottite di crediti a dispetto di quelle imbottite di derivati, ma ciò non basta a eliminare il problema. Il fatto è che i crediti problematici delle banche, al netto di una quota inevitabilmente dovuta a errori commessi ai tempi dell'erogazione, riflette uno stato di salute dell'economia italiana che non si direbbe proprio solido. Semmai il contrario.
 
Per cui Renzi può generosamente offrire la solidità dell'Italia ai partner europei, ma temo che ciò non rassicuri più di tanti gli interlocutori del premier.
 
 
 
 
 
 


martedì 28 giugno 2016

Scorie - Tra sogni e incubi europei

"Tutto quello che fino a ieri poteva apparire velleitario, oggi è assolutamente indispensabile. Mi verrebbe da dire: o lunedì o niente. O lunedì l'Europa si sveglia, coglie questa occasione, dimostra di saper reagire e di offrire una speranza fatta di cose concrete ai cittadini europei, o, subito dopo, dovrà constatare che sarà troppo tardi, sarà costretta a prendere atto di avere perso l'appuntamento con la storia."
(R. Napoletano)



Usando i toni drammatici degni delle grandi occasioni, all'indomani della Brexit Roberto Napoletano ha pubblicato in prima pagina del Sole24Ore, giornale che dirige, un editoriale scritto a caratteri da ipovedenti per sollecitare i principali Paesi della Ue a "svegliarsi".
 
Svegliarsi per fare cosa?
 
"L'Italia deve essere in prima linea con Germania, Francia e Spagna nel chiedere e ottenere un'Europa federale che metta in comune difesa, debiti e politiche espansive. Il sogno europeo non può che ripartire da qui se vuole ambire a diventare realtà. In fondo, ancora una volta, dipende molto da noi."
 
Come ho notato in altre circostanze, che da un Paese ingolfato di debito pubblico provengano sollecitazioni a mettere in comune debiti e politiche espansive (che di solito incrementano i debiti) è al tempo stesso indesiderabile e controproducente.
 
Indesiderabile, perché ritengo miope l'idea di risolvere i problemi semplicemente rimescolando le carte e redistribuendo gli oneri, senza in realtà fronteggiare le cause dell'incremento dei debiti.
 
Controproducente, perché è impensabile che qualcun altro si faccia carico dei debiti non suoi senza pretendere nulla in cambio. Crede davvero Napoletano che la Germania sarebbe allegramente disposta a mettere in comune il debito pubblico e le politiche espansive senza, di fatto, stabilire molto più di quanto faccia oggi (circostanza della quale i Napoletano d'Italia si lamentano) il contenuto delle politiche medesime?
 
Quanto al sogno europeo, parafrasando Bastiat, il superstato europeo è la grande illusione attraverso la quale tutti gli Stati cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri.
 
Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma una prospettiva del genere per alcuni è un sogno, per altri un incubo.


lunedì 27 giugno 2016

Scorie - Senza Ue il mondo non finirebbe

"Per fortuna la Costituzione italiana e anche la riforma prevista non ammettono il ricorso [al referendum] per la ratifica dei Trattati internazionali e sulla materia fiscale, ma la decisione di tre anni fa di David Cameron non è stata fatta né nell'interesse europeo, né in quello inglese e neppure del partito conservatore, ma solo per cavarsi d'impaccio con un partito euroscettico, l'Ukip di Farage che lo aveva stretto nell'angolo e per mantenere la leaderhisp dei conservatori. In ultima analisi un abuso di democrazia."
(M. Monti)


 
Pochi giorni prima del referendum tenutosi nel Regno Unito per decidere se rimanere o uscire dalla Unione europea, Mario Monti ha così valutato la scelta di David Cameron di indire il referendum.
 
Sul giudizio politico di Monti nei confronti di Cameron non ho commenti da fare, ma sul fatto che si sia trattato di un "abuso di democrazia" e che sia una "fortuna" che la Costituzione italiana non ammetta il ricorso al referendum per la ratifica dei Trattati internazionali e in materia fiscale ho un'opinione diversa.
 
E non tanto perché io abbia una sorta di idolatria nei confronti della democrazia (che spesso si rivela essere la dittatura di una minoranza assoluta che esce vincente dal voto), quanto perché non ha senso ritenere il popolo "sovrano" salvo poi voler escludere che possa esprimersi in merito a faccende dall'impatto tutt'altro che marginale sulla propria esistenza perché lo si considera ignorante.
 
E' innegabile, d'altra parte, che Monti abbia fatto un flop clamoroso quando si è presentato alle elezioni politiche, dopo essere stato Commissario europeo su nomina governativa e presidente del Consiglio su investitura di Napolitano, che nel frattempo, tanto per non farsi mancare nulla, lo aveva anche nominato senatore a vita.
 
Quanto ai malumori sempre più diffusi tra i comuni mortali nei confronti delle istituzioni comunitarie, Monti afferma: "quando sento che un cittadino europeo non si sente protetto dalla Ue dico che è vero ma quello che i Governi nazionali non dicono alla loro gente è che quella quantità di protezione in termini di tutela dei consumi, parità uomo donna, difesa dell'ambiente a e tanto altro viene solo dall'Europa; senza l'Europa si cessa di esistere, non possiamo più decidere dove mettere i nostri risparmi come accadeva prima, siamo costretti a genufletterci davanti a posizioni dominanti. In ultima analisi l'Europa cerca solo di difenderci dagli abusi degli Stati nazionali".
 
Ora, che l'Europa difenda i cittadini dagli abusi degli Stati nazionali e che se c'è qualcosa di buono lo si deve all'Unione europea, sono affermazioni che posso capire se riferite alle migliaia di persone che di Europa ci campano e con l'Europa fanno carriere molto ben retribuite e senza rischi. Ma per chi paga il conto è difficile ritenere così benefica l'azione dell'Unione, che sta progressivamente assumendo caratteri elefantiaci e neppure troppo vagamente sovietici.
 
Per di più, se venisse meno l'Unione europea vi sarebbe indubbiamente un periodo di transizione da gestire, vi sarebbero turbolenze finanziarie, ma il mondo non finirebbe. E credo che sia un enorme errore, proprio da parte degli euroentusiasti, prefigurare catastrofi nel caso si disintegrasse l'Unione europea.
 
Sostenere che "senza l'Europa si cessa di esistere" significa semplicemente dire una cosa non vera, per quanto disordinata possa essere la transizione.
 
In fin dei conti senza Unione europea vivono già più o meno 7 miliardi di persone, e non sono tutte disperate.


venerdì 17 giugno 2016

Scorie . Standardizzazione e centralizzazione del mercato = socialismo

"È evidente l'importanza di queste imposte, cui potrebbero aggiungersene altre, come quelle sulle transazioni finanziarie previste da una specifica proposta di Direttiva comunitaria approvata da 11 Stati membri secondo il criterio della cooperazione rafforzata. Un tale tipo di tributo è già applicato in Italia, ma è molto blando e, comunque, non è sufficientemente allineato allo schema dell'analoga proposta di prelievo comunitario. Questa imposta potrebbe svolgere un ruolo altamente positivo ai fini della migliore regolamentazione e razionalizzazione dei mercati finanziari e, soprattutto, ai fini dell'apposizione di un freno all'eccesso di speculazioni finanziarie che si è registrato in questi anni."
(F. Gallo)



Franco Gallo, già presidente della Corte costituzionale e ministro del governo Ciampi, si dice favorevole all'introduzione di nuove imposte che colpiscano le emissioni inquinanti (cosiddetta carbon tax), gli utili delle società che operano sul web (web tax), oltre a tasse sulla vendita di armi ai paesi in via di sviluppo e sui consumi di alimenti "dannosi".
 
Oltre a queste, che finirebbero sempre e comunque per gravare, ancorché indirettamente, sui consumatori finali, Gallo cerca di difendere la fallimentare tassa sulle transazioni finanziarie, o Tobin tax.
 
Introdotta dal governo Monti a fine 2011 nel cosiddetto decreto "salva Italia", questa tassa ha finito per produrre un gettito inferiore alla metà del miliardo annuo previsto da chi la introdusse, peggiorando peraltro la liquidità del mercato borsistico italiano. Tutto prevedibile e previsto da chi non cercava di giustificare il balzello con argomentazioni che nascondessero l'unico motivo reale, ossia cercare di raschiare il fondo del barile fiscale avendo già tartassato tutto il resto (anche perché, alla faccia del contrasto alla "speculazione" questo balzello si applica anche alle compravendite di azioni non quotate).
 
Lo stesso Gallo, bontà sua, non disconosce questi effetti.
 
"Si è detto che queste tassazioni sarebbero controproducenti perché verrebbero trasferite sul prezzo (la pagherebbero i piccoli risparmiatori finali) e ridurrebbero i volumi di transazione (il mercato sarebbe senza dubbio meno liquido). È stato, però, replicato – a mio avviso validamente – che sono proprio questi gli effetti desiderabili di una siffatta imposta e che i piccoli risparmiatori possono essere poco lieti di pagare i prodotti finanziari un po' di più, ma dovrebbero rendersi conto che questa è la via migliore per ridurre la loro esposizione al rischio, visto che il mercato finora non lo ha fatto".
 
A parte il fatto che il mercato non deve ridurre l'esposizione al rischio di nessuno, bensì fare incontrare domanda e offerta, non vi è alcuna prova che la cosiddetta Tobin tax riduca il rischio per chi opera, piccolo o grande risparmiatore che sia.
 
Per Gallo, però, la minore efficienza della borsa italiana è perfino benefica.
 
"Insomma, se la liquidità prosciugata è quella "tossica", il risultato finale di una siffatta imposta è desiderabile socialmente. È, del resto, proprio sulla base di queste considerazioni che le istituzioni europee stanno portando avanti da alcuni anni l'idea di un siffatto prelievo. L'unico serio ostacolo alla costituzione di un siffatto tributo è quello della non estensione dell'area della tassazione alla piazza finanziaria londinese e alle altre piazze da essa dipendenti e dal difficile accertamento del tributo su titoli speculativi negoziati in mercati non regolamentati. Questi problemi, peraltro, potrebbero essere superati se si portasse a termine una non più dilazionabile riforma sostanziale degli istituti di regolazione dei mercati, all'insegna di una loro maggiore standardizzazione e centralizzazione".
 
Desiderabile "socialmente"? Non esiste alcuna desiderabilità sociale, ma solo punti di vista individuali. Gallo ovviamente confonde il suo punto di vista con quello che dovrebbero avere tutti gli altri.
 
E, dato che non c'è limite al peggio, se la Tobin tax all'italiana non funziona e neppure quella europea, avanti con la standardizzazione e centralizzazione dei mercati.
 
Ma questa altro non sarebbe che la negazione del mercato, ossia il socialismo.
 
 
 
 
 


giovedì 16 giugno 2016

Scorie - La non criptomoneta

"Il nome è brutto, il progetto molto interessante. «Mufg coin» (acronimo di Mitsubishi Ufj Financial Grop) promette di popolarizzare il ruolo delle monete virtuali nella transazioni finanziarie: sarà la nuova criptovaluta che Bank of Tokyo-Mitsubishi Ufj (di cui Mufg è la casa madre) si appresta a lanciare, prima per le transazioni bancarie interne e poi per i consumatori."
(S. Carrer)


 
Stefano Carrer, che scrive per il Sole 24 Ore dal Giappone, dà notizia dello sviluppo di una cripto valuta da parte di una delle principali manche giapponesi.
 
Dopo aver elencato cosa si può fare con il nuovo strumento, Carrer indica una differenza con il Bitcoin:
 
"Una differenza con Bitcoin è che il prezzo della criptovaluta Mufg non tenderà a essere volatile: una unità sarà convertibile in uno yen, commerciabile attraverso gli smartphone con una app riducendo le commissioni per una serie di transazioni."
 
Il fatto è che non si tratta di una differenza da poco, perché quella ideata da Mufg non è una moneta, bensì un sostituto di una moneta fiat. Di fatto la convertibilità in rapporto uno a uno con lo yen rende questo strumento nulla di diverso da un veicolo digitale per trasferire yen da un utente all'altro.
 
Cosa che farà risparmiare costi sia a Mufg, sia agli utilizzatori del Mufg coin, ma che non rende questo strumento una moneta. Né proteggerà gli utilizzatori da oscillazioni del potere d'acquisto dello yen.


mercoledì 15 giugno 2016

Scorie - Pari opportunità toponomastiche

"E' giunto il tempo di dare alle donne quello che è delle donne. I candidati sindaci e le candidate sindache tengano a mente anche il bisogno di rivedere la toponomastica delle città, che oggi vede solo il 4% delle strade intitolate a donne, peraltro quasi sempre sante. Eppure l'Italia ha prodotto tante altre donne meritevoli di essere ricordate in tanti ambiti."


(L. Boldrini)
 
Quando il femminismo e il politicamente corretto si incontrano, non può che uscirne qualcosa di patetico. Solitamente la "presidenta" della Camera è politicamente corretta, il che è già piuttosto patetico di suo; quando a ciò unisce il femminismo la cosa non può che peggiorare.
 
Già il fatto che parli di donne "prodotte" dall'Italia come se si trattasse di beni usciti dal ciclo produttivo di un'azienda rappresenta a mio parere un gol nella propria porta, soprattutto per una che ha la fissa dell'uso di termini che non urtino la sensibilità altrui. Ma a parte questo, non credo che le pari opportunità toponomastiche siano la principale preoccupazione della maggioranza delle donne italiane (e voglio sperare che non lo siano nemmeno per una sparuta minoranza). Men che meno spero lo siano per i (neo)sindaci.
 
Dubito anche che i misogini di ogni dove siano preoccupati dall'avvento delle pari opportunità toponomastiche. Anzi, uscite come questa della "presidenta" non possono che portare acqua al loro mulino.
 
 
 
 
 
 


martedì 14 giugno 2016

Scorie - Ostacolo

"Chi fa l'imprenditore non senta lo Stato come un ostacolo."


(M. Renzi)
 
Renzi ha pronunciato queste parole all'assemblea dei giovani imprenditori di Confindustria, un'organizzazione che, in effetti, con lo Stato fa parecchi affari (almeno a livello di vertice e zone limitrofe). Per la maggior parte degli iscritti, però, suppongo che lo Stato qualche ostacolo lo rappresenti.
 
D'altra parte, se lo Stato è percepito come un ostacolo sarebbe il caso di chiedersi perché, e non di invitare gli interlocutori a cambiare "sentimento".
 
Tra l'altro Renzi continua a parlare come se fosse arrivato al governo il giorno prima, ma sono ormai più di due anni che alloggia a palazzo Chigi. Ma l'ostacolo statale non ha subito ridimensionamenti, e dubito ne subirà in futuro.
 
Basta leggere ogni legge e decreto di nuova emanazione per rendersi conto della gran quantità di nuovi adempimenti a cui è sottoposto chi vuol fare impresa, quante commissioni, autorità e baracconi vari nascono e proliferano di anno in anno.
 
Come si fa a non sentire ostacoli?
 
 
 
 
 
 


lunedì 13 giugno 2016

Scorie - Per far funzionare una tassa si arriva al socialismo

"È evidente l'importanza di queste imposte, cui potrebbero aggiungersene altre, come quelle sulle transazioni finanziarie previste da una specifica proposta di Direttiva comunitaria approvata da 11 Stati membri secondo il criterio della cooperazione rafforzata. Un tale tipo di tributo è già applicato in Italia, ma è molto blando e, comunque, non è sufficientemente allineato allo schema dell'analoga proposta di prelievo comunitario. Questa imposta potrebbe svolgere un ruolo altamente positivo ai fini della migliore regolamentazione e razionalizzazione dei mercati finanziari e, soprattutto, ai fini dell'apposizione di un freno all'eccesso di speculazioni finanziarie che si è registrato in questi anni."


(F. Gallo)
 
Franco Gallo, già presidente della Corte costituzionale e ministro del governo Ciampi, si dice favorevole all'introduzione di nuove imposte che colpiscano le emissioni inquinanti (cosiddetta carbon tax), gli utili delle società che operano sul web (web tax), oltre a tasse sulla vendita di armi ai paesi in via di sviluppo e sui consumi di alimenti "dannosi".
 
Oltre a queste, che finirebbero sempre e comunque per gravare, ancorché indirettamente, sui consumatori finali, Gallo cerca di difendere la fallimentare tassa sulle transazioni finanziarie, o Tobin tax.
 
Introdotta dal governo Monti a fine 2011 nel cosiddetto decreto "salva Italia", questa tassa ha finito per produrre un gettito inferiore alla metà del miliardo annuo previsto da chi la introdusse, peggiorando peraltro la liquidità del mercato borsistico italiano. Tutto prevedibile e previsto da chi non cercava di giustificare il balzello con argomentazioni che nascondessero l'unico motivo reale, ossia cercare di raschiare il fondo del barile fiscale avendo già tartassato tutto il resto.
 
Lo stesso Gallo, bontà sua, non disconosce questi effetti.
 
"Si è detto che queste tassazioni sarebbero controproducenti perché verrebbero trasferite sul prezzo (la pagherebbero i piccoli risparmiatori finali) e ridurrebbero i volumi di transazione (il mercato sarebbe senza dubbio meno liquido). È stato, però, replicato – a mio avviso validamente – che sono proprio questi gli effetti desiderabili di una siffatta imposta e che i piccoli risparmiatori possono essere poco lieti di pagare i prodotti finanziari un po' di più, ma dovrebbero rendersi conto che questa è la via migliore per ridurre la loro esposizione al rischio, visto che il mercato finora non lo ha fatto".
 
A parte il fatto che il mercato non deve ridurre l'esposizione al rischio di nessuno, bensì fare incontrare domanda e offerta, non vi è alcuna prova che la cosiddetta Tobin tax riduca il rischio per chi opera, piccolo o grande risparmiatore che sia.
 
Per Gallo, però, la minore efficienza della borsa italiana è perfino benefica.
 
"Insomma, se la liquidità prosciugata è quella "tossica", il risultato finale di una siffatta imposta è desiderabile socialmente. È, del resto, proprio sulla base di queste considerazioni che le istituzioni europee stanno portando avanti da alcuni anni l'idea di un siffatto prelievo. L'unico serio ostacolo alla costituzione di un siffatto tributo è quello della non estensione dell'area della tassazione alla piazza finanziaria londinese e alle altre piazze da essa dipendenti e dal difficile accertamento del tributo su titoli speculativi negoziati in mercati non regolamentati. Questi problemi, peraltro, potrebbero essere superati se si portasse a termine una non più dilazionabile riforma sostanziale degli istituti di regolazione dei mercati, all'insegna di una loro maggiore standardizzazione e centralizzazione".
 
Desiderabile "socialmente"? Non esiste alcuna desiderabilità sociale, ma solo punti di vista individuali. Gallo ovviamente confonde il suo punto di vista con quello che dovrebbero avere tutti gli altri.
 
E, dato che non c'è limite al peggio, se la Tobin tax all'italiana non funziona e neppure quella europea, avanti con la standardizzazione e centralizzazione dei mercati.
 
Ma questa altro non sarebbe che la negazione del mercato, ossia il socialismo.


venerdì 10 giugno 2016

Scorie - Stupidaggini politically correct

Apprendo dall'ANSA dell'esultanza del mondo femminista e di quello generalmente affetto da dosi patologiche di politically correctness, dovuto alla decisione della Marina degli Stati Uniti di modificare diversi termini per renderli neutri rispetto al genere.
 
D'ora in poi, quindi, un macchinista non sarà più definito "engineman", ma "engine technician", per fare un solo esempio. Così come da tempo, fuori dal gergo militare, la parola "chairman" (presidente di una società o istituzione) è stato sostituito dal politicamente corretto "chair" o "chairperson".
 
Immagino l'esultanza della presidenta della Camera Laura Boldrini, che ha fatto della modifica della terminologia per renderla non discriminante nei confronti delle donne un suo cavallo di battaglia (a mio parere, l'unica cosa per la quale verrà ricordata la sua presidenza).
 
Resto dell'idea che sia tutto molto ridicolo. Per fortuna esercito ed aeronautica statunitensi hanno per il momento resistito al politicamente corretto, sostenendo che "è più importante concentrarsi su come portare le donne nelle nuove posizioni aperte piuttosto che su come chiamarle".
 
Non mi stupirei, però, se tra breve anche questo barlume di buon senso sparisse.

giovedì 9 giugno 2016

Scorie - Yellen, Bernanke e la prossima crisi

"Non esiste un sistema economico migliore del capitalismo, ma può accadere che periodicamente si rompa."
(J. Yellen)

Su questa dichiarazione di Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, non avrei nulla da obiettare, trattandosi della constatazione di quanto periodicamente avviene. Il problema è che Yellen, al pari di tutti gli interventisti, non solo non attribuisce all'istituzione che presiede una responsabilità determinante nel provocare le "rotture", bensì, al contrario, ritiene essenziale il ruolo di tale istituzione nel riparare quelle rotture.

Non che da un presidente della Fed ci si possa aspettare un punto di vista diverso, ma credo ci sia comunque da essere perplessi quando Yellen aggiunge che l'America "deve un enorme debito di gratitudine a Ben Bernanke" (suo predecessore).

Bontà sua, Yellen riconosce che alla Fed non sono stati poi così bravi: "non avevamo visto l'arrivo della crisi", dice. Salvo affrettarsi ad aggiungere che la gestione della crisi stessa "è stata nientemeno che magnifica", grazie a Bernanke.

Sembra, quindi, che l'unico problema sia stato non accorgersi che si stava gonfiando una bolla enorme. Già questo non sarebbe molto rassicurante, se detto da chi presiede la Fed. Se, poi, si considera che quella bolla era alimentata dalla politica monetaria espansiva della stessa Fed, non mi pare vi sia granché da rallegrarsi e da complimentarsi con Bernanke.

Anche perché appare abbastanza chiaro che la rimozione degli stimoli monetari degli ultimi otto anni sarà decisamente problematica. In pratica, Bernanke ha lasciato nelle mani di Yellen una patata decisamente bollente. Yellen, tuttavia, cerca di essere rassicurante:

"Una crescente quantità di ricerca aiuta la nostra comprensione dei rischi sistemici e della macroeconomia."

Peccato che l'unica ricerca presa in considerazione dalla Fed sia quella rigorosamente mainstream, proprio quella che non ha consentito di (pre)vedere l'arrivo della crisi. E che, a giudicare da quanto successo negli ultimi anni, non eviterà la prossima.


mercoledì 8 giugno 2016

Scorie - Per il bene non di tutti

"Pagare le tasse è necessario per il bene di tutti."
(P. C. Padoan)

Nei giorni che intercorrono tra il primo turno e i ballottaggi alle elezioni amministrative, ho l'impressione che il ministro dell'Economia abbia ricevuto mandato da Renzi di battere il tasto sulle riduzioni di tasse attuate (quali?) e, soprattutto, da attuare nei prossimi anni. Il primo turno è stato piuttosto deludente, quindi occorre aumentare il consenso.

Mentre le promesse di riduzioni di tasse aumentano progressivamente, resta il dettaglio delle clausole di salvaguardia che prevedono aumenti di Iva e accise per oltre 15 miliardi l'anno prossimo qualora non si trovi una copertura sostitutiva, ma evidentemente la cosa non preoccupa il governo.

Alla domanda se, come ebbe a dire Tommaso Padoa-Schioppa, pagare le tasse sia una cosa bella, Padoan ha risposto con le parole che ho riportato. Si tratta di un'affermazione che, personalmente, trovo meno indisponente di quella del suo predecessore, ma che non può essere vera.

Che ci sia chi paga il conto è ovviamente un bene per chi è consumatore netto di tasse, perché altrimenti verrebbe meno una parte dei benefici (monetari e non) di cui gode. Dubito, però, che possa dirsi che sia un bene per tutti, perché "tutti" include anche i pagatori netti di tasse, tra i quali è lecito supporre che ci sia anche chi non ritiene affatto che pagare le tasse gli faccia bene.

Io, per esempio, non credo che le tasse mi facciano bene. Anzi, mi provocano un certo malessere. E siccome io esisto, significa che il bene è, come minimo, per "tutti meno uno".

Ma ho la sensazione di essere in numerosa compagnia.


martedì 7 giugno 2016

Scorie - Chi altera e infetta il mercato

"L'idea che pagare le tasse è doveroso, che il nero non è furbizia competitiva ma alterazione e infezione del mercato ha preso progressivamente piede anche da noi."
(R. Orlandi)

Che sia il direttore dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, a parlare di "alterazione e infezione del mercato" in relazione all'evasione fiscale è abbastanza fuori luogo.

La vera alterazione del mercato deriva dalle violazioni del diritto di proprietà, e l'imposizione fiscale è la madre di tutte le violazioni del diritto di proprietà dei cosiddetti contribuenti. Non è ripetendo all'infinito la versione cara ai tassatori che cambia la realtà.

D'altra parte, anche i Paesi a fiscalità inferiore sono additati come sleali da parte degli Stati a elevata tassazione. Questo dovrebbe bastare a far capire che si tratta di uno stravolgimento della realtà.

Quanto al moralismo che richiama al dovere di pagare le tasse, aveva ragione Lysander Spooner:

"Il ladro si limita a rapinarvi: non cerca di rendervi il suo zimbello e il suo schiavo, come fa lo Stato ogni qualvolta vi obbliga a fare qualcosa dicendo che è per il vostro bene, ergendosi ad arbitro morale delle vostre vite".


lunedì 6 giugno 2016

Scorie - Gli svizzeri preferiscono che il pasto ognuno se lo paghi

Mentre in Italia si tenevano in diverse città le elezioni amministrative, in Svizzera i cittadini erano chiamati alle urne per votare su cinque quesiti referendari, dei quali quello che ha attratto le maggiori attenzioni riguardava l'introduzione di un reddito minimo da attribuire a tutti incondizionatamente, pari a 2500 franchi mensili per gli adulti e 500 franchi per i minorenni.

In Italia, dove l'illusione che esistano pasti gratis è piuttosto diffusa, con ogni probabilità l'approvazione sarebbe stata schiacciante. Non a caso ottiene consensi crescenti un movimento politico nel cui programma è previsto l'inserimento di un reddito di cittadinanza, che, sia detto per inciso, non si pagherebbe ricorrendo alla pur sacrosanta riduzione degli emolumenti dei parlamentari.

In Svizzera, al contrario, il 78 per cento dei votanti ha respinto questa autentica stupidaggine etica prima ancora che economica.

In sostanza, gli svizzeri preferiscono che il pasto ognuno se lo paghi. Molto più interessante questa notizia di quelle sui ballottaggi alle amministrative.


venerdì 3 giugno 2016

Scorie - Merlini o colombe?

"Da un lato, i cosiddetti falchi osservano che la produzione in eccesso di liquidità non solo è inutile, ma è anche controproducente, perché rischia di minare in prospettiva le proprietà dell'asset sicuro, alimentando bolle. Dall'altro lato, le colombe imputano l'inefficacia dell'eccesso di liquidità alla sua reversibilità. Se invece la Bce creasse moneta in modo meno facilmente reversibile – finanziando deficit pubblici, o direttamente imprese e famiglie – l'incisività della sua azione aumenterebbe; è l'ipotesi dell'elicottero monetario. Le posizioni di falchi e colombe sono radicali: i primi anticipano scenari che – almeno finora, lo ricorda anche Visco – non hanno riscontri empirici; i secondi dimenticano che l'incognita dell'elicottero monetario non è economica, quando piuttosto nel riaprire il vaso di Pandora dell'uso fiscale della politica monetaria che il disegno delle banche centrali indipendenti ha opportunamente chiuso. In ornitologia, tra falchi e colombe ci sono i merlini; se si vuole la prudenza nella politica monetaria, si deve auspicare che Draghi e Visco continuino a navigare nel mezzo, come i merlini."
(D. Masciandaro)

Commentando le considerazioni finali pronunciate dal Governatore della Banca d'Italia lo scorso 31 maggio, Donato Masciandaro ha (come di consueto) speso parole di apprezzamento per Ignazio Visco e Mario Draghi, i quali sarebbero ingiustamente criticati da chi tiene posizioni radicali, siano essi falchi o colombe.

Nell'ornitologia monetaria, i falchi sono quelli che contrastano le politiche monetarie espansive, mentre per le colombe le politiche monetarie non sono mai abbastanza espansive. I primi mettono in evidenza gli effetti collaterali della formazione di bolle e i risultati deludenti, oltre che temporanei, sul Pil. I secondi sostengono che le bolle vanno prevenute con strumenti "macroprudenziali" (ossia altro dirigismo) e che, se i risultati sul Pil sono deludenti, significa che la politica monetaria non è sufficientemente espansiva. Ultimamente costoro caldeggiano esperimenti di monetizzazione irreversibile, o "helicopter money" che dir si voglia.

Senza stare a discutere sulla scelta di far passare per rapaci coloro che contrastano le politiche monetarie espansive e per portatori di bontà coloro che le caldeggiano, suppongo che chi, come il sottoscritto, condivide le posizioni della scuola austriaca, debba essere considerato un falco al cubo, dato che non solo mette in discussione la politica monetaria espansiva, bensì l'idea stessa di intervento monetario e, di conseguenza, l'esistenza della banca centrale.

Secondo Masciandaro i falchi anticipano scenari (bolle) "che – almeno finora, lo ricorda anche Visco – non hanno riscontri empirici". Avere migliaia di miliardi di euro di titoli di Stato a rendimenti negativi evidentemente non desta alcuna preoccupazione e non è considerato un riscontro empirico di una bolla in essere. Ma che dire, allora, di quella formatasi nel mercato immobiliare di diversi Paesi europei (Spagna e Irlanda in primis) negli anni precedenti il 2008? La politica monetaria non c'entra nulla?

Quanto alla critica della posizione delle colombe, Masciandaro sostiene che "l'incognita dell'elicottero monetario non è economica, quando piuttosto nel riaprire il vaso di Pandora dell'uso fiscale della politica monetaria che il disegno delle banche centrali indipendenti ha opportunamente chiuso".

A dire il vero il problema non consiste solo nella difficoltà a limitare l'uso della monetizzazione, che peraltro è difficilmente negabile. Anche dal punto di vista economico la monetizzazione non fa altro che redistribuire ricchezza reale e distorcere l'allocazione delle risorse. Non mi sembra un problema da poco.

Tutto sommato, considerando il loro operato, per essere merlini Visco e Draghi assomigliano tanto a due colombe.


mercoledì 1 giugno 2016

Scorie - Medici keynesiani? No grazie

"I critici delle politiche monetarie globali sostengono regolarmente che l'attuale livello dei tassi di interesse è artificialmente basso. Una semplice analogia con la medicina potrebbe aiutarli a capire quanto sia sbagliato questo modo di pensare."
(N. Kocherlakota)

Narayana Kocherlakota, già presidente della Fed di Minneapolis e membro del FOMC, ricorre alla metafora della malattia da curare per sostenere la correttezza delle politiche monetarie espansive, allo scopo di indurre i critici a rendersi conto di quanto si stiano sbagliando. Si tratta di un esercizio abbastanza frequente; l'unica variante è il tipo di malattia presa in considerazione. Ecco quella scelta da Kocherlakota.

"Immaginate una giovane donna alla quale sia diagnosticato il diabete di tipo 1, con il quale l'organismo non produce l'insulina necessaria a metabolilzzare lo zucchero. La sua vita cambia completamente. Deve costantemente monitorare il livello di zuccheri ne sangue, modificare la dieta e assumere insulina. Altrimenti muore. Gli osservatori che non riflettono potrebbero sostenere che le dosi di insulina sono "artificiali", nel senso che un essere umano tipicamente non ne ha bisogno per sopravvivere, e lei stessa non ne ha avuto bisogno in passato. Potrebbero anche sostenere che la giovane donna dovrebbe seguire una dieta salutare e regolare, invece che assumere insulina e tenere monitorato il sangue."

Quando uno ragiona in questo modo, volendo sembrare portatore di buon senso a fronte di gente incapace di pensare e magari anche un po' insensibile alle sofferenze altrui, può forse impressionare chi non è abituato ad affrontare queste tematiche, ma non risulta affatto convincente per chi analizza la realtà dei fatti.

In primo luogo, la politica monetaria espansiva è tra le cause della "malattia" che le banche centrali cercano di curare con altre e più consistenti dosi di politiche monetarie espansive. Già questo dovrebbe mettere qualche dubbio a chi legge le affermazioni del "medico" Kocherlakota.

In secondo luogo, gli aggiustamenti che si verificano dopo lo scoppio di una bolla sono necessari per superare gli squilibri formatisi in precedenza e, per quanto dolorosi, non portano alla morte dell'economia, ma pongono le basi per una sua ripresa non viziata da altri squilibri.

In terzo luogo, se proprio si vuole parlare di medicinali, a me sembra che le banche centrali si atteggino più a pusher che spacciano denaro facile a operatori intossicati di debito. Non proprio il genere di soggetti a cui affidare la salute di una persona cara.

Kocherlakota si rammarica, poi, perché i governi non fanno abbastanza per sostenere la domanda. Tutto molto keynesiano. Nulla di cui stupirsi.