martedì 27 marzo 2018

Scorie - La maturazione leghista




C'era una volta la Lega Nord, che parlava, seppur con un certo grado di confusione, di indipendenza o addirittura secessione della Padania. A quell'epoca per i politici leghisti il peggio dell'Italia era rappresentato (almeno a parole) da Roma, simbolo del centralismo e dello statalismo.

Con Salvini al posto di Bossi, la Lega non è più "Nord", e Roma pare non sia più "ladrona".

"La Lega sta lavorando a questa ricucitura, fin dal momento in cui sono diventato segretario. Nel centrodestra, il partito più votato a Roma e nel centro Italia è il nostro. E questo è indicativo di un messaggio che è stato capito. E' fatto di autonomie e federalismo, con un ruolo forte per Roma. La centralità della Capitale italiana, in un Paese federale, è ancora più importante. Quello che non era maturo vent'anni fa, adesso lo è."

E il residuo fiscale delle regioni settentrionali che fine ha fatto? Crede Salvini che sia sufficiente che a comandare sia lui perché siano "maturi" i tempi in cui ogni regione riuscirà a far quadrare i propri conti senza dover dipendere da trasferimenti o dover sostenere l'onere dei trasferimenti stessi? Se così fosse, credo che gli elettori leghisti tradizionali realizzeranno ben presto di dover pagare il conto per persone che di recente hanno votato il loro stesso partito molto a sud del Po.

Ancora Salvini:

"Io dico che in un sistema federale ma anche di tipo presidenzialistico, perché le due cose per noi vanno insieme, il rafforzamento di Roma è essenziale. Se i territori contano di più - e penso al processo di autonomia avviato in Lombardia e in Veneto e che dovrà essere esteso a tutte le regioni che lo vorranno - anche lo status della Capitale deve cambiare."

Ed ecco il cambiamento:

"Molti cittadini romani mi chiedono: portate via un po' di ministeri, qui c'è troppo caos. Per esempio il ministero delle Infrastrutture potrebbe andare a Napoli o a Bari."

Una volta si volevano spostare i ministeri al nord, adesso si va in direzione opposta. Senza rendersi conto che di ministeri ne servono meno (zero sarebbe il numero ideale), e che spostarli da Roma significa semplicemente spostare spesa pubblica, di sicuro non ridurla.

Contenti i leghisti…
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


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