martedì 27 dicembre 2016

Scorie - The (bad) conscience of a liberal (45)

Mi capita spesso, da diversi anni, di commentare le affermazioni di Paul Krugman, che ormai nei suoi editoriali sul New York Times non cerca neppure più di atteggiarsi ad economista. Da quando Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali, Krugman è caduto in una sorta di depressione che lo ha incattivito (ormai non fa altro che insultare chiunque la pensi o agisca in modo a lui non gradito; non che prima non lo facesse, ma adesso fa solo quello).


 
Ma non è di delle sue elucubrazioni da left liberal frustrato che non si rassegna ad aver perso le elezioni che intendo occuparmi, quanto di un frammento che non fa altro che ricordare quanto parziale e partigiana sia la sua visione della realtà.
 
A suo dire i Repubblicani condurrebbero una lotta di classe: "la redistribuzione dai poveri e dalla classe media ai ricchi è un tema presente in ogni moderna politica dei Repubblicani".
 
Ora, il più potente strumento di redistribuzione negli ultimi anni è stato utilizzato dalla Federal Reserve: la distorsione dei tassi di interesse e la creazione di trilioni di base monetaria. Una politica certamente non sgradita ai Repubblicani, fatta eccezione per qualche minoranza, ma di sicuro gradita e sostenuta pressoché all'unanimità dai Democratici.
 
Che l'effetto redistributivo delle politiche monetarie espansive favorisca chi possiede molti asset non lo contesta ormai quasi nessuno, anche se (ovviamente) non si sentirà mai un banchiere centrale nel corso del suo mandato ammettere che l'aumento della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è dovuto in gran parte alla politica monetaria.
 
Ciò nonostante, Krugman non solo non fa cenno agli effetti della politica monetaria, ma pare anche ignorare che le ultime due amministrazioni sono state guidate da un Democratico e che l'attuale presidente della Fed simpatizza da sempre per i Democratici.
 
Se c'è una lotta di classe nel senso inteso da Krugman, quindi, è quanto meno bipartisan.


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