venerdì 22 giugno 2018

Scorie - Basterebbe l'aritmetica



 
Su Milano Finanza del 9 giugno ho letto un articoletto a firma Bepi Pezzulli (che di solito scrive cose su Brexit) nel quale si cerca di far passare il reddito di cittadinanza come riforma liberale, paragonandolo all'imposta negativa teorizzata da Milton Friedman.

Secondo Pezzulli, "L'idea che reddito di cittadinanza e flat tax siano incompatibili non è corretta".

Qui bisogna intendersi: quasi tutti coloro che parlano di incompatibilità lo fanno da una prospettiva strettamente di finanza pubblica, adottando un approccio realista in riferimento ai conti della Repubblica italiana.

Teoricamente una riduzione di altre voci di spesa tale da compensare il buco creato da una contemporanea riduzione di entrate e aumento di spesa è possibile. Nella pratica, se ci riferisce al contesto italiano, è però del tutto improbabile. Per questo i più parlano di incompatibilità. E gli stessi proponenti non hanno ancora indicato uno straccio tangibile di copertura di questa doppia misura.

Secondo Pezzulli "esiste anche un problema di scarsa preparazione tra gli opinionisti." Il che può indubbiamente essere vero, ma ritengo che lo stesso si possa affermare in riferimento a chi queste cose le propone.

Nel contesto italiano una riduzione delle tasse è realisticamente possibile solo se accompagnata da una riduzione strutturale di spesa. Citare studi di 50 anni fa prescindendo dalla realtà dei numeri e dalla mentalità consolidata in un Paese è abbastanza ingenuo, nella migliore delle ipotesi. E questo anche prescindendo da considerazioni etiche in merito alla redistribuzione mediante il reddito di cittadinanza.

Secondo Pezzulli, quindi, "le due misure manifesto di Lega e M5S non sono dunque misure populiste inconciliabili ma un progetto di riforma strutturale di impianto liberale compatibile con il pensiero economico moderno."

Posto che di liberale nel pagare le persone per non fare nulla ci vedo ben poco, così come vedo ben poco di liberale nelle due forze politiche che governano, si tratta sempre di capire come conciliare misure che aumentano il deficit con il contestuale finanziamento dei mitici investimenti pubblici (per Pezzulli liberali anche questi, suppongo) sempre in deficit.

A volte basta un pizzico di buon senso e di conoscenza dell'aritmetica, senza essere economisti.
 
 
 
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


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