venerdì 13 aprile 2018

Scorie - L'Italia in Europa conta poco, con Di Maio (forse) ancora di meno

 
Da oltre un mese gli esponenti del M5S vanno ripetendo che non può esserci altro presidente del Consiglio al di fuori di Luigi Di Maio. Lo ripetono ininterrottamente, un po' anche per via del fatto che i giornalisti ripetono continuamente le stesse domande.
 
Ecco allora quanto ha affermato il capogruppo al Senato, Danilo Toninelli:
 
"Quanto conta un presidente del Consiglio in un tavolo europeo, se quel presidente del Consiglio non è stato scelto dai cittadini? Il M5S è stato votato da 11 milioni di elettori, con la chiara indicazione di Di Maio premier. Bisogna rispettare il voto popolare."
 
Non mi va di metterla sul piano della replica costituzionalmente corretta, quella, cioè, che prevede di ricordare che spetta al presidente della Repubblica dare l'incarico di formare il governo e alle Camere di votare la fiducia al governo stesso.
 
Anche se, nella sostanza, il problema è poi questo. Se il M5S avesse almeno il 50%+1 (che, non solo loro, continuano a confondere con il 51%) dei voti in entrambe le Camere, la forma potrebbe coincidere con la sostanza, nel senso che con ogni probabilità il presidente della Repubblica avrebbe subito conferito l'incarico a Di Maio.
 
Considerando, però, che il M5S non ha abbastanza parlamentari, qualcun altro dovrà fornire loro supporto. Ecco la loro (non) soluzione:
 
"Noi abbiamo sempre detto, sin dalla campagna elettorale, che se non avessimo avuto la maggioranza in Parlamento, avremmo fatto un appello a tutte le forze politiche sui temi concreti per cambiare questo Paese. Non abbiamo mai parlato di accordi, ma di un contratto serio e preciso su alcuni punti per migliorare la vita dei cittadini italiani."
 
Il problema è che dovrebbe trattarsi del classico contratto per adesione, in cui una parte fissa tutte le clausole e l'altra appone la firma in calce, fornendo i voti in cambio di nulla, se non del privilegio di prendere parte alla rivoluzione pentastellata.
 
Quanto al migliorare la vita dei cittadini, per definizione ogni governo può migliorare la vita di qualcuno solo peggiorando quella di altri. Se aumenta il benessere dei consumatori di tasse, aumenta il malessere dei pagatori di tasse, e viceversa. Ovviamente non si tratta di opzioni eticamente equivalenti: per me la seconda è preferibile, ma ho il fondato sospetto che non sia questo il pensiero di elettori ed eletti a 5 stelle.
 
Infine, venendo alla domanda iniziale di Toninelli, un presidente del Consiglio italiano in un tavolo europeo conta in base a quanto male è messa l'Italia, a prescindere da chi lo ha scelto. Francamente dubito che Di Maio conterebbe più dei predecessori. Anzi.

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