lunedì 26 marzo 2018

Scorie - Perché in Europa non c'è mutuo soccorso




Stando ai sondaggi, l'italiano medio è passato dall'essere tra i più entusiasti europeisti al guidare la classifica degli euroscettici. Sono in molti a discettare di questo argomento. Per esempio Adriana Cerretelli sul Sole 24Ore. La quale, pur complessivamente fornendo un quadro che ritengo abbastanza conforme alla realtà, fa anche alcune affermazioni tanto diffuse quanto non ineccepibili.

Per esempio, riferendosi all'Unione europea:

"Nel mondo globale, poi, è diventata una realtà irrinunciabile, anche se più che imperfetta. Senza, si starebbe peggio: meno stabilità politica, economica e finanziaria, meno tutele, insicurezze continentali ancora più diffuse."

Senza forse starebbe peggio qualcuno, ma a nord delle Alpi si trova un Paese nel quale pare non si stia così male, pur senza aver mai fatto parte dell'Unione europea. Sarebbe quindi opportuno circostanziare i motivi per i quali si fanno affermazioni generalizzandone la portata.

Ancora:

"Per un certo periodo l'Europa è stata anche una società di mutuo soccorso. Oggi è una semplice S.p.A, mossa da logiche di convenienza e profitto e da una spietata concorrenza tra soci: l'emergenza migratoria insegna. Assentarsi dai suoi Cda, fraintendere spirito e obiettivi dei negoziati collettivi, peggio violarne le regole in libertà comporterebbe però il pagamento di costi spropositati per l'Italia. E per l'Europa. Con l'ordine mondiale in pieno stravolgimento, entrambe hanno urgente bisogno di stabilità e fiducia reciproca. Non di avventurismi e scommesse alla cieca."

Ammesso che sia mai stata realmente una società di mutuo soccorso (suppongo la si possa definire così se si ragiona dal punto di vista dei consumatori netti di tasse a livello europeo), è la stessa Cerretelli, in un passaggio precedente, a indicare una delle cause del fallimento del mutualismo.

"Intendiamoci, il nostro rapporto con l'Europa è sempre stato un misto di tormento ed estasi. Ne siamo quasi subito diventato il sorvegliato speciale ma consenziente nella convinzione delle virtù taumaturgiche del famoso vincolo esterno: prima decantate ma poi aggirate con impegno. E così siamo finiti sul banco degli imputati per svalutazioni competitive, inflazione fuori controllo, pozzo senza fondo degli aiuti di Stato a un sistema "irizzato", inefficiente e incurante delle distorsioni competitive prodotte su scala europea. Un Paese instabile, di cui diffidare."

Detto altrimenti, a nessuno piace essere fregato. E la solidarietà tipica dei rapporti mutualistici non può reggere senza fiducia reciproca. Ma non può esserci fiducia reciproca se ognuno (alcuni più di altri) cerca di vivere alle spalle degli altri o di aggirare le regole comuni.

D'altra parte vale per le entità sovranazionali la stessa definizione che Bastiat dette allo Stato: "La grande illusione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle degli altri".
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".

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