lunedì 16 ottobre 2017

Scorie - La protezione dei depositi non si fa con i fondi di garanzia




Da alcuni giorni banchieri, economisti e politici italiani lanciano grida d'allarme per via della proposta, messa in consultazione dal meccanismo di vigilanza unico della Bce, di accelerare la svalutazione dei crediti deteriorati.
In sintesi, un credito deteriorato privo di garanzie andrebbe azzerato in due anni, mentre se assistito da garanzie l'azzeramento dovrebbe avvenire in sette anni.

Indubbiamente l'impatto per le banche italiane sarebbe superiore rispetto a quello per le banche di altri Paesi, essenzialmente per due motivi: in primo luogo, perché nell'attivo delle banche italiane ci sono più crediti che attività finanziarie, per di più essendo superiore il livello medio di crediti deteriorati; in secondo luogo, perché i tempi di recupero in Italia sono decisamente più lunghi che altrove.

Su questo ultimo aspetto la veemenza di banchieri ed economisti è inferiore, mentre i politici, che pure qualche provvedimento per ridurre i tempi biblici della giustizia civile e delle procedure concorsuali potrebbero prenderlo, non fanno alcunché di concreto.

Marco Onado, decano degli accademici ed esperti di materie bancarie e finanziarie, ha stigmatizzato anche il mancato completamento dell'unione bancaria, con una comune garanzia sui depositi. In sostanza accusa (come tanti altri) i tedeschi di non voler procedere finché non saranno ridotti i rischi negli attivi delle banche dei Paesi periferici.

Poi aggiunge:

"C'è però un problema più generale che sembra entrato in un cono d'ombra. L'assicurazione dei depositi era molto importante un tempo, quando questa era la forma di raccolta pressoché esclusiva; lo è in modo diverso oggi e soprattutto per le grandi banche, in cui i depositi sono meno della metà del totale del passivo. La Commissione aveva nominato una commissione presieduta da Erkki Liikanen che nel 2012 aveva formulato proposte di separazione dell'attività di banca commerciale (che è quella al servizio dell'economia produttiva) da quella più speculativa. Anche perché, per dirla tutta, se entrasse in crisi una delle grandi banche di investimento europee (quod dii avertant) non si vede perché gli italiani non avrebbero tutto il diritto di incupirsi a veder dirottare i propri contributi verso banchieri che hanno qualche trilione di euro di valore nozionale di derivati. Le proposte specifiche formulate dalla commissione Liikanen sono oggi datate, ma non sono state superate dalla realizzazione dell'unione bancaria, anzi. Potrebbero quindi essere aggiornate e inserite come condizione sia per rendere il sistema bancario europeo più solido e uniforme, sia per accentuare il carattere di misura di pubblica utilità dell'assicurazione dei depositi."

Personalmente resto dell'idea che l'unica vera garanzia sui depositi a vista consista nel non considerarli denari che il depositante ha prestato alla banca. Da ciò deriverebbe il divieto per la banca stessa di utilizzare quelle somme per la propria attività. Questo a prescindere dal fatto che quei soldi siano utilizzati per fare un prestito al signor Rossi (o all'azienda del Signor Rossi) o per fare trading su attività finanziarie. In sostanza, il coefficiente di riserva sui depositi a vista dovrebbe essere pari al 100%.

Ciò non risolverebbe il problema della trasformazione delle scadenze e della leva (ossia carenza di mezzi propri) nei bilanci bancari (su cui, peraltro, insistono altri provvedimenti regolamentari), ma renderebbe non necessario un fondo di garanzia sui depositi e i conseguenti sospetti reciproci di azzardo morale.

Ma evidentemente è più facile per tutti lamentarsi e gridare al complotto contro l'Italia.
 


Nessun commento:

Posta un commento