martedì 12 giugno 2018

Scorie - Scenari (im)probabilistici




Negli ultimi anni ho commentato almeno in tre occasioni le prese di posizione soprattutto dei redattori di Plus24, l'inserto del sabato del Sole 24Ore, in merito agli scenari probabilistici.

Plus24 si è a più riprese prodigato per dare voce a coloro che ritengono tale strumento indispensabile per rendere edotto un investitore dei rischi che corre sottoscrivendo un prodotto finanziario. Generalmente si tratta di persone che hanno una solida formazione in matematica finanziaria e statistica, ma che, ahimè, calpestano la differenza tra rischio e incertezza.

Tra costoro uno dei più convinti sostenitori è Marcello Minenna, tra l'altro capo dell'ufficio analisi quantitative della Consob, oltre che produttore seriale di piani per alleviare il peso del debito pubblico italiano con giochi delle tre carte finanziari che dovrebbero convincere i tedeschi a farsi carico del rischio dei debiti altrui.

Proprio il neo presidente della Consob, Mario Nava, ha però espresso delle riserve sugli scenari probabilistici, affermando:

"Bisogna essere chiari che non è solo lo scenario probabilistico che permette di capire quanto uno può perdere. Da quando avevo 25 anni non credo più al modello perfetto, c'è il buono, poi c'è dell'altro e dell'altro ancora. Quest'idea che ci sia una sola cosa che risolva tutto è molto rischiosa. Anche perché, come dice la parola, lo scenario probabilistico dà una probabilità, se non si verifica che cosa facciamo?"

E ancora:

"Non credo che utilizzare un solo strumento, magari in maniera acritica, possa servire a questo."

Posto che si tratta, vale la pena ripeterlo, di calcolare probabilità relative a un evento incerto e non a un evento rischioso, quello che spesso viene omesso (e che, se adeguatamente spiegato, ritengo sarebbe fuori dalla comprensione del risparmiatore medio) è l'indicazione del tipo di distribuzione utilizzato, oltre ai parametri in input della distribuzione stessa ai fini del calcolo degli scenari.

Sarà interessante capire quale sarà la reazione dei pasdaran degli scenari probabilistici di fronte alle parole in merito pronunciate Nava.
 
 
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


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