mercoledì 20 giugno 2018

Scorie - Disputa tra cicale




"O ci dite come si fa o state prendendo in giro il Parlamento prima e il Paese poi e continuate così a raccontare al Paese cose irrealizzabili."

Con queste parole Francesco Boccia del PD ha annunciato il voto contrario del suo partito alla risoluzione di maggioranza sul DEF presentata da M5 e Lega.

In effetti la risoluzione contiene aria fritta, rimandando di fatto la definizione dei provvedimenti e, soprattutto, l'indicazione delle coperture finanziarie, alla nota di aggiornamento al DEF, prevista per settembre.

Boccia ha però voluto esagerare, aggiungendo:

"Per 5 anni come le formichine sono stati messi da parte giorno dopo giorno viveri per i momenti più complessi. Il debito è stato sempre sotto controllo grazie ad un mix di politiche pubbliche ed economiche coerenti."

In effetti di fronte alle costose farneticazioni contenute nel contratto per il governo del cambiamento anche il keynesismo straccione alla Renzi-Padoan della scorsa legislatura sembra opera di prudenti formichine. Il che è tutto dire.

Ma Boccia omette di ricordare che, al netto della riduzione della spesa per interessi, il cui calo per circa 20 miliardi annui è attribuibile per lo più alla politica monetaria non convenzionale della BCE, non è calata nessuna spesa e non è stato fatto nulla per rendere strutturalmente sostenibile, e magari calante, il debito pubblico. Al contrario, di anno in anno si contrattava con la Commissione europea in modo straccione il permesso di fare più deficit di quanto concordato, chiamando il tutto "flessibilità".

E che nulla sia strutturalmente migliorato è provato dal fatto che è bastato che arrivassero i cialtroni attuali a fantasticare di provvedimenti molto costosi senza indicare uno straccio di copertura (al netto dei mitologici investimenti ad alto moltiplicatore che si ripagano da soli, sempre secondo i medesimi cialtroni e i loro ancor più cialtroni esperti economici), per far apparire subito molto meno sostenibile il debito pubblico.

Per essere formiche, assomigliavano molto alle cicale.
 
 
 
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


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