lunedì 21 maggio 2018

Scorie - Flatulenze




Il punto numero 8 del contratto tra M5S e Lega è dedicato a debito pubblico e deficit. Ecco l'inizio:

"L'azione del Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico non già per mezzo di interventi basati su tasse e austerità – politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo – bensì per il tramite della crescita del PIL, da ottenersi con un rilancio sia della domanda interna dal lato degli investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostengo del potere di acquisto delle famiglie, sia della domanda estera, creando condizioni favorevoli alle esportazioni."

La mia posizione su questo esercizio di keynesismo sgangherato dovrebbe essere ben nota. Piuttosto mi chiedo come facciano i tanti keynesiani italiani che guardano con disgusto a questo "contratto" e ai loro estensori a criticare queste parole.

Andiamo avanti.

"Al fine di consolidare la crescita e lo sviluppo del Paese riteniamo prioritario indurre la Commissione europea allo scorporo degli investimenti pubblici produttivi dal deficit corrente in bilancio, come annunciato più volte dalla medesima Commissione, ma mai effettivamente e completamente applicato."

Questo è un cavallo di battaglia di quasi tutti quelli che chiedono periodicamente il voto agli elettori. Anche in questo caso, la mia posizione è nota: un investimento deve essere finanziato, e se è finanziato a debito, non ha senso fare finta che non lo sia.

Ma la posizione libertaria non è quella che va per la maggiore in Italia.

"Per quanto riguarda le politiche sul deficit si prevede, attraverso la ridiscussione dei Trattati dell'UE e del quadro normativo principale a livello europeo, una programmazione pluriennale volta ad assicurare il finanziamento delle proposte oggetto del presente contratto attraverso il recupero di risorse derivanti dal taglio agli sprechi, la gestione del debito e un appropriato e limitato ricorso al deficit."

Anche questa è una sciocchezza dal mio punto di vista. Però sembra copiata dai proclami renziani nel suo libro "Avanti". Capisco che adesso Renzi sia considerato un appestato, ma non era trattato così dai giornaloni che oggi gridano allo scandalo per questo "contratto".

"Intendiamo inoltre pervenire, come evidenziato dalla Corte dei Conti, a una massima trasparenza sulle operazioni in derivati effettuate dagli organi dello Stato e enti locali limitandole a quelle aventi lo scopo di migliorare la spesa legata agli strumenti di indebitamento."

La formula è infelice. In fin dei conti anche le vendite di swaption erano mirate a "migliorare la spesa legata agli strumenti di indebitamento."

Un derivato può essere usato per coprire un rischio oppure per cercare opportunità di guadagno. Può avere senso che si limiti l'utilizzo da parte del Tesoro alla copertura dei rischi di tasso o cambio, ma poi non ci si scandalizzi se i derivati hanno mark to market negativo, perché se mi copro dal rischio di un aumento dei tassi di interesse e questi scendono, è evidente che il mark to market del derivato è negativo. Ma questo compensa il beneficio sulla posta coperta. Credo, però, che prima di parlare di derivati ci siano molte altre questioni di finanza che sfuggono a questi signori.

In definitiva, per quanto io abbia posizioni molto critiche e su talune questioni agli antipodi rispetto a M5S e Lega, descriverei lo sconcerto di questi giorni nei seguenti termini, se mi si passa una metafora un po' grezza: questi buzzurri è come se fossero saliti su un treno prendendo posto in una carrozza piena di gente elegante, che però sta silenziosamente ammorbando l'aria con flatulenze a ripetizione. Silenziosamente, senza farsi notare. Questi arrivano con aspetto molto meno distinto e per di più le fanno rumorose. La sostanza è la stessa, la forma no.

E capita spesso che alla forma sia dato più peso che alla sostanza.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


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