giovedì 1 marzo 2018

Scorie - Il keynesiano in salsa padana



 
Sul fatto che economia e finanza pubblica non siano punti di forza di Matteo Salvini dovrebbero sussistere pochi dubbi (francamente mi chiedo se ne abbia, di punti di forza. Per come la vedo io, no). A maggior ragione leggendo quanto dichiarato durante un comizio a Padova in merito alla flat tax in versione leghista.

"Una tassa unica uguale per tutti che porti tutti a pagare un po' di meno. A sinistra dicono che così lo Stato incassa di meno. Ok, ma quei soldi dove finiscono? Nelle tasche dei cittadini. Così molti italiani tornano a lavorare. Se lo Stato incassa di meno va bene."

Certamente se lo Stato incassasse meno per via di una riduzione della tassazione ci sarebbe di che essere soddisfatti per gli individui che tengono al diritto di proprietà.

Tuttavia manca un pezzo: se lo Stato si limita a tassare meno ma non riduce la spesa, considerando tra l'altro il già enorme debito pubblico, tale riduzione di tassazione non può essere duratura. Ci sarebbe quindi un successivo aumento di tassazione, oppure un default. Entrambi con ogni probabilità largamente a carico degli stessi soggetti.

Quindi ben venga ogni riduzione di tasse, ma solo se accompagnato da riduzioni strutturali di spesa tali da non deteriorare ulteriormente i conti. Senza lasciarsi andare a ipotesi di moltiplicazioni di ricchezza capaci di ridurre il rapporto tra debito e Pil come da manuale del perfetto keynesiano in salsa padana.



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