lunedì 19 marzo 2018

Scorie - Il calo del debito? Solo apparente




Uno dei mantra del ministro dell'Economia uscente, Pier Carlo Padoan, è stato quello sull'inizio della riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil. Anche poco prima che l'Istat pubblicasse il dato relativo a fine 2017, che registrava un livello pari al 131.5%, in calo, seppur lieve, rispetto all'anno precedente, Padoan aveva mostrato fiducia:

"Il debito pubblico sta cominciando a scendere, vedremo i dati Istat ma io credo di sì."

Si era in piena campagna elettorale, ed evidentemente era forte la volontà di far vedere un numero in calo, sia internamente (in realtà è servito a ben poco elettoralmente parlando), sia alla Commissione europea.

Il calo mostrato a fine 2017 altro non è stato che window dressing, come ha puntualmente rilevato l'Osservatorio sui conti pubblici diretto da Carlo Cottarelli.

Ecco alcuni passaggi del documento redatto dal'Osservatorio.

"A gennaio 2018 le disponibilità liquide del Tesoro sono quasi raddoppiate rispetto al mese precedente, con un conseguente aumento del debito pubblico che raggiunge i 2.280 miliardi di euro (132,8 per cento del Pil). Il forte calo della liquidità iniziato a novembre 2017 e proseguito a dicembre, che ha fatto registrare una diminuzione del debito pubblico a fine 2017 (131,5 per cento del Pil), appare come una riduzione temporanea orientata a un window dressing di fine anno per migliorare la posizione dello Stato prima del giudizio della Commissione europea di inizio marzo e della redazione del Documento di Economia e Finanza".

Impietosa la chiosa

"Difatti, se la liquidità del Tesoro a dicembre fosse rimasta al livello del 2016, il rapporto tra debito pubblico e Pil a fine 2017 sarebbe risultato pari al 132,2 per cento, in leggero aumento rispetto all'anno precedente. Sebbene in crescita, il valore della liquidità a gennaio 2018 è ancora del 36 per cento inferiore rispetto al gennaio precedente e del 15 per cento più basso della media degli ultimi 6 anni".

E Padoan sarebbe il campione della ritrovata credibilità dell'Italia.

Che pena.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


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