venerdì 30 marzo 2018

Scorie - Gli investimenti intelligenti del nightmare team pentastellato




Uno dei neo parlamentari del M5S, il cui nome figura nella lista di ministri inviata irritualmente al presidente della Repubblica prima ancora delle elezioni, è Lorenzo Fioramonti, keynesiano in salsa sudafricana, nel senso che finora ha insegnato all'università di Pretoria.

Da più parti si (stra)parla di un governo tra M5S e Lega, ancorché sui temi economici i cavalli di battaglia siano pressoché inconciliabili e, in entrambi i casi, realizzabili solo ampliando non di poco il deficit.

A proposito di flat tax, ecco perché Fioramonti boccia in buona sostanza l'ipotesi:

"Riteniamo la flat tax costosissima, poi bisogna vedere che tipo di flat tax viene fatta. In generale, quel che serve è un intervento di investimento da parte dello Stato, che sappia individuare il percorso economico più intelligente per avere un alto impatto sulla generazione di posti di lavoro e sul benessere delle persone. Il rischio è che una flat tax fatta in maniera poco innovativa, con cifre troppo basse, metta lo Stato nelle condizioni di non operare in maniera intelligente."

Quando sento parlare, a proposito di investimenti pubblici, di "percorso economico più intelligente per avere un alto impatto sulla generazione di posti di lavoro e sul benessere delle persone", mi convinco sempre di più di quanto poco intelligenti si debba essere per dare credito a chi fa affermazioni del genere.

Credere all'investimento pubblico intelligente come mezzo per risolvere i problemi dell'Italia comporta un doppio atto di fede.

In primo luogo, che tali investimenti pubblici intelligenti esistano. In tal caso, le montagne di spesa pubblica nel corso dei decenni di volta in volta spacciate come portatrici di crescita e benessere non avrebbero avuto come effetto più visibile un enorme debito pubblico.

In secondo luogo, che il problema fin qui sia stato che a spendere i soldi erano altri, meno illuminati di chi si candida a farlo d'ora in poi.

Fede decisamente malriposta. Lo Stato non opera in maniera intelligente: semplicemente redistribuisce risorse mediante la minaccia dell'uso della forza da chi quelle risorse le ha legittimamente prodotte a chi le consuma.

E' sempre stato così e continuerà a esserlo anche se a governare sarà il nuovo dream (per me nightmare) team pentastellato.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


giovedì 29 marzo 2018

Scorie - La rivalutazione della campagna acquisti




Come cambiano le cose in poche settimane. Da sempre fautori del vincolo di mandato, gli esponenti del M5S tacciavano addirittura di camorrismo coloro che pensavano di far entrare nei propri gruppi eventuali parlamentari usciti dal M5S stesso.

In febbraio, Luigi Di Maio scriveva che quello sarebbe "un atteggiamento peggiore della Camorra: perché poi gli atteggiamenti mafiosi si riversano in queste pratiche."

Passa un mese, il suo movimento prende il 32% dei voti e, dovendo cercare supporto per raggiungere una maggioranza di governo, adesso è il capo politico Di Maio che apre le braccia per accogliere deputati o senatori eletti con altri partiti.

Ovviamente purché costoro siano immacolati, abbiano alle spalle al massimo un mandato elettivo, sottoscrivano il codice etico e anche li statuto che prevede la famosa multa da 100mila euro se chi chiede ospitalità decida un domani di tornare sui suoi passi o venga espulso.

Se quella era camorra, questo cosa sarebbe?
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


mercoledì 28 marzo 2018

Scorie - Il nuovo identico al vecchio




Raggiante per aver ottenuto la presidenza della Camera per il barbuto Roberto Fico, Luigi Di Maio ha fatto un breve elenco delle cose da fare una volta al governo:

"Taglio delle tasse alle imprese, superamento della legge Fornero, aiuti alle famiglie che fanno figli, strumenti per il lavoro dei giovani."

Ben vengano i tagli alle tasse (non solo per le imprese), mentre il superamento della legge Fornero, mantenendo un sistema pensionistico a ripartizione (leggi: schema Ponzi), sarebbe disastroso per chi oggi versa contributi, abbassando ulteriormente le probabilità di percepire una pensione in futuro.

Quanto agli aiuti alle famiglie con figli, si tratta di un mantra ripetuto più o meno da tutti. Mentre i non meglio precisati "strumenti di lavoro per i giovani" non si sa cosa siano. Anche se è legittimo supporre che una consistente fetta dell'elettorato del M5S pensi alla percezione di un assegno in assenza di qualsivoglia attività lavorativa.

Al di là di quello che uno pensa dei singoli provvedimenti, in generale il problema è sempre lo stesso: ognuno di essi comporta un aumento del deficit, a meno che non si individuino le necessarie coperture.

Il nuovo che avanza almeno in questo è identico al vecchio.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


martedì 27 marzo 2018

Scorie - La maturazione leghista




C'era una volta la Lega Nord, che parlava, seppur con un certo grado di confusione, di indipendenza o addirittura secessione della Padania. A quell'epoca per i politici leghisti il peggio dell'Italia era rappresentato (almeno a parole) da Roma, simbolo del centralismo e dello statalismo.

Con Salvini al posto di Bossi, la Lega non è più "Nord", e Roma pare non sia più "ladrona".

"La Lega sta lavorando a questa ricucitura, fin dal momento in cui sono diventato segretario. Nel centrodestra, il partito più votato a Roma e nel centro Italia è il nostro. E questo è indicativo di un messaggio che è stato capito. E' fatto di autonomie e federalismo, con un ruolo forte per Roma. La centralità della Capitale italiana, in un Paese federale, è ancora più importante. Quello che non era maturo vent'anni fa, adesso lo è."

E il residuo fiscale delle regioni settentrionali che fine ha fatto? Crede Salvini che sia sufficiente che a comandare sia lui perché siano "maturi" i tempi in cui ogni regione riuscirà a far quadrare i propri conti senza dover dipendere da trasferimenti o dover sostenere l'onere dei trasferimenti stessi? Se così fosse, credo che gli elettori leghisti tradizionali realizzeranno ben presto di dover pagare il conto per persone che di recente hanno votato il loro stesso partito molto a sud del Po.

Ancora Salvini:

"Io dico che in un sistema federale ma anche di tipo presidenzialistico, perché le due cose per noi vanno insieme, il rafforzamento di Roma è essenziale. Se i territori contano di più - e penso al processo di autonomia avviato in Lombardia e in Veneto e che dovrà essere esteso a tutte le regioni che lo vorranno - anche lo status della Capitale deve cambiare."

Ed ecco il cambiamento:

"Molti cittadini romani mi chiedono: portate via un po' di ministeri, qui c'è troppo caos. Per esempio il ministero delle Infrastrutture potrebbe andare a Napoli o a Bari."

Una volta si volevano spostare i ministeri al nord, adesso si va in direzione opposta. Senza rendersi conto che di ministeri ne servono meno (zero sarebbe il numero ideale), e che spostarli da Roma significa semplicemente spostare spesa pubblica, di sicuro non ridurla.

Contenti i leghisti…
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


lunedì 26 marzo 2018

Scorie - Perché in Europa non c'è mutuo soccorso




Stando ai sondaggi, l'italiano medio è passato dall'essere tra i più entusiasti europeisti al guidare la classifica degli euroscettici. Sono in molti a discettare di questo argomento. Per esempio Adriana Cerretelli sul Sole 24Ore. La quale, pur complessivamente fornendo un quadro che ritengo abbastanza conforme alla realtà, fa anche alcune affermazioni tanto diffuse quanto non ineccepibili.

Per esempio, riferendosi all'Unione europea:

"Nel mondo globale, poi, è diventata una realtà irrinunciabile, anche se più che imperfetta. Senza, si starebbe peggio: meno stabilità politica, economica e finanziaria, meno tutele, insicurezze continentali ancora più diffuse."

Senza forse starebbe peggio qualcuno, ma a nord delle Alpi si trova un Paese nel quale pare non si stia così male, pur senza aver mai fatto parte dell'Unione europea. Sarebbe quindi opportuno circostanziare i motivi per i quali si fanno affermazioni generalizzandone la portata.

Ancora:

"Per un certo periodo l'Europa è stata anche una società di mutuo soccorso. Oggi è una semplice S.p.A, mossa da logiche di convenienza e profitto e da una spietata concorrenza tra soci: l'emergenza migratoria insegna. Assentarsi dai suoi Cda, fraintendere spirito e obiettivi dei negoziati collettivi, peggio violarne le regole in libertà comporterebbe però il pagamento di costi spropositati per l'Italia. E per l'Europa. Con l'ordine mondiale in pieno stravolgimento, entrambe hanno urgente bisogno di stabilità e fiducia reciproca. Non di avventurismi e scommesse alla cieca."

Ammesso che sia mai stata realmente una società di mutuo soccorso (suppongo la si possa definire così se si ragiona dal punto di vista dei consumatori netti di tasse a livello europeo), è la stessa Cerretelli, in un passaggio precedente, a indicare una delle cause del fallimento del mutualismo.

"Intendiamoci, il nostro rapporto con l'Europa è sempre stato un misto di tormento ed estasi. Ne siamo quasi subito diventato il sorvegliato speciale ma consenziente nella convinzione delle virtù taumaturgiche del famoso vincolo esterno: prima decantate ma poi aggirate con impegno. E così siamo finiti sul banco degli imputati per svalutazioni competitive, inflazione fuori controllo, pozzo senza fondo degli aiuti di Stato a un sistema "irizzato", inefficiente e incurante delle distorsioni competitive prodotte su scala europea. Un Paese instabile, di cui diffidare."

Detto altrimenti, a nessuno piace essere fregato. E la solidarietà tipica dei rapporti mutualistici non può reggere senza fiducia reciproca. Ma non può esserci fiducia reciproca se ognuno (alcuni più di altri) cerca di vivere alle spalle degli altri o di aggirare le regole comuni.

D'altra parte vale per le entità sovranazionali la stessa definizione che Bastiat dette allo Stato: "La grande illusione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle degli altri".
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".

venerdì 23 marzo 2018

Scorie - Cento lire




In un trafiletto su Plus24 destinato a ricordare ai sovranisti monetari i brutti scherzi che fa la mente quando si pensa ai prezzi passati, Marco Lo Conte commette un errore grossolano.

"Qualche giorno fa ho calcolato quanto costerebbe oggi una coppetta di gelato che 50 anni fa costava 100 lire."

Cosa è uscito dai calcoli di Lo Conte?

"Cento lire del 1968 oggi varrebbero 0,98 euro, ossia 1.897,55 lire. Attualmente il prezzo oscilla tra 1 e 2 euro di Palermo e i 2 euro di Milano. Il che dimostra che, almeno per quanto riguarda i gelati, l'euro no ha protetto il potere d'acquisto degli italiani."

Il calcolo di Lo Conte può andare bene solo ipotizzando che chi aveva 100 lire 50 anni fa fosse riuscito a farle rivalutare allo stesso tasso composto medio annuo dell'indice dei prezzi al consumo. Il che non è detto.

Si pensi invece di ritrovare oggi una moneta da 100 lire rimasta nel fondo di un cassetto dal 1968. Supponendo di poterla ancora convertire in euro (cosa non più possibile), quelle 100 lire, al cambio fisso di 1.936,27 lire per un euro, sarebbero pari (fatti i dovuti arrotondamenti) a 5 centesimi di euro.

Con i quali, di fatto, non si comprerebbe nulla.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


giovedì 22 marzo 2018

Scorie - Apertura verso il nulla

 
Laura Boldrini avrà pure perso lo scranno della presidenza della Camera, ma resta un "piacere" leggere le sue esternazioni.

Per esempio, riferendosi a Liberi e Uguali:

"Adesso bisogna cambiare. Adesso la parola d'ordine è apertura; finora abbiamo parlato solo alla nostra platea."

Beh, non credo servisse il microfono per farsi sentire da quella platea. Le urne lo hanno dimostrato.

A tale proposito, non manca una certa delusione:

"Ci aspettavamo di più, anche le liste sono state composte attendendoci il 6-7%. Non abbiamo comunicato la nostra novità."

Più realisticamente, non c'era nulla di nuovo da comunicare, se non il nome del partito. Tutto il resto erano vecchie facce della sinistra (post)comunista.

Addirittura tre partitini in un solo partitino. Ma adesso, avanti con l'apertura, poi "una volta fatto questo i tre partiti che compongono Leu si devono sciogliere."

Per fare cosa?

"Chiaramente dobbiamo guardare anche il Pd, perché se il Pd fa un cambiamento radicale, il fronte progressista si allarga."

Se lo dice lei…

mercoledì 21 marzo 2018

Scorie - La fattoria dei banchieri centrali




Ho già avuto modo di commentare diverse volte degli articoli di Donato Masciandaro dedicati alla politica monetaria, nei quali l'autore tesse le lodi di Mario Draghi senza se e senza ma.

Questa volta parte dalle perplessità di Draghi sui provvedimenti protezionisti e di deregolamentazione finanziaria presi negli Stati Uniti.

"Nell'incontro con la stampa con cui la Banca centrale europea comunica e spiega le sue decisioni di politica monetaria, il presidente Draghi, interrogato sulla rilevanza che l'incognita protezionismo potrà avere sulla ripresa economica europea in corso, ha messo in evidenza come le incognite siano almeno gemelle: c'è il rischio protezionismo – su cui è alta l'attenzione – ma esiste anche il rischio deregolamentazione finanziaria, che i più invece ignorano. E fanno male. Perché dimenticarsi - o fingere di farlo – di quello che è successo a causa dell'intreccio di una cattiva politica monetaria con una cattiva politica di deregolamentazione significa pavimentare la strada per la prossima crisi finanziaria mondiale."

Masciandaro ricorda quindi che la Fed, sotto la presidenza di Alan Greenspan, adottò al tempo stesso una politica di deregolamentazione finanziaria e una politica monetaria troppo espansiva. Va detto che, mentre sulla politica monetaria la Fed agì autonomamente, la deregolamentazione fu attuata anche con provvedimenti legislativi.

Difende poi la regolamentazione strutturale al posto di quella prudenziale.

"La regolamentazione strutturale si basava sull'assunto che la banca e la finanza sono "speciali" per due caratteristiche, tra loro intrecciate: i banchieri possono assumere rischi non calcolabili e prevedibili, che in più possono innescare degli effetti domino che provocano crisi sistemiche, e poi recessioni economiche. Per cui l'attività bancaria deve essere a vincoli ed a divieti, per evitare le assunzioni di rischio eccessivo."

Curioso il fatto che l'unica vera regola che ridurrebbe in modo strutturale il rischio sistemico, ossia l'abolizione della riserva frazionaria, non sia presa in considerazione dai fautori di una regolamentazione più stringente.

Quanto all'oggi:

"Guardando dal lato della politica monetaria, osserviamo che la cosiddetta normalizzazione è stata finora più un annunzio che un fatto. Infatti all'innalzamento dei tassi di interesse non è affatto corrisposta una riduzione della enorme liquidità in dollari che in questi dieci anni è stata pompata nell'economia mondiale, che si è più che quadruplicata."

Da un osservatore che riserva queste critiche (peraltro condivisibili) alla politica monetaria della Federal Reserve ci si aspetterebbe un atteggiamento ancor più severo nei confronti della BCE. Al contrario, da Masciandaro non giunge mai alcuna critica alla politica dei tassi negativi, né al quantitative easing in salsa europea.

Si vede che nella fattoria dei banchieri centrali ce ne sono alcun più uguali di altri.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


martedì 20 marzo 2018

Scorie - Vittimismo fuori luogo




Francesco Verbaro, docente presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, commenta il risultato elettorale da un punto di vista che definirei non disinteressato.

"Uno dei temi più affrontati dopo il risultato elettorale del 4 marzo è senz'altro quello del populismo. Un fenomeno che si ripresenta sistematicamente nei contesti storici caratterizzati da incertezza e crisi economica. La crisi economica e la trasformazione dell'economia che stanno rafforzando la polarizzazione del mercato del lavoro e le diseguaglianze nella società italiana stanno alimentando le spinte e gli attacchi populistici, che si manifestano in termini di contrasto nei confronti delle élites politiche e amministrative oggi più che mai deboli e inerti."

Fin qui molto mainstream. Ma eccolo arrivare al punto.

"È opportuno rilevare come gli strali dei sentimenti populistici abbiano colpito anche la Pubblica amministrazione, non senza ragione, ma con effetti peggiori del male. Quali sono state le accuse? La Pa è apparsa come una casta, soprattutto attraverso le élites. Inutilmente costosa, per un incremento della pressione fiscale a tutti i livelli. Non ha assicurato (questa è la percezione) l'attuazione di leggi e funzioni importanti per i cittadini: sicurezza, sanità, lavoro, servizi sociali, istruzione e così via. Generalmente corrotta e attenta al proprio tornaconto più che al benessere collettivo."

Saranno pure cose apparenti e percepite, ma quando apparenze e percezioni sono così diffuse è probabile che non siano del tutto campate in aria.

"Quali sono state gli interventi e le misure adottate sull'onda di queste accuse? Il taglio lineare delle risorse. Il blocco lineare delle retribuzioni. Il tetto alle retribuzioni dei manager. Il blocco delle assunzioni. Una vastità di norme e di controlli formali che hanno di fatto compresso l'attività degli amministratori."

Osservatori meno di parte, per esempio gli ex commissari alla Spending review Carlo Cottarelli e Roberto Perotti, hanno più volte dimostrato, dati ufficiali alla mano, che a oggi i dipendenti pubblici, soprattutto nei livelli apicali, sono pagati un multiplo dei colleghi di altri Paesi europei, sia in termini assoluti, sia, a maggior ragione, in termini relativi tenendo conto del Pil pro capite dei rispettivi Paesi.

"Quali i risultati? L'amministrazione pubblica funziona peggio di prima e va avanti grazie ad atti eroici individuali e non per un ordinario, efficiente e corretto modo di funzionare. Il dato peggiore è la riduzione della discrezionalità amministrativa e gestionale con effetti negativi sull'attività delle amministrazioni. L'effetto prodotto da questa ondata di attacchi, non di rado giustificati da fatti e dati, è stato quello quindi di aumentare la paralisi dell'amministrazione italiana."

In pratica, sentendosi sotto attacco i burocrati si metterebbero sulla difensiva, aggrappandosi ancora di più al formalismo ed evitando il più possibile di assumere decisioni che potrebbero comportare responsabilità.
Non voglio escludere che ciò sia in parte vero, ma è difficile negare che la macchina che produce leggi, decreti e quant'altro sia nella forma guidata dalla politica, ma nella sostanza totalmente in mano agli alti burocrati. Anche in questo caso Cottarelli ne dà testimonianza nel suo ultimo libro "I sette peccati capitali dell'economia italiana".

Ancora Verbaro:

"Il risultato è un circolo vizioso, dal quale è difficile uscire. La reazione normativa e morale genera una maggiore paralisi, che a sua volta genera maggiore rabbia. La rabbia genera una cultura del sospetto che si traduce in ulteriori norme e controlli formali e quindi in un maggior stallo."

Quindi che fare?

"Per questo oggi è necessario lanciare un appello per ricostruire un clima e un tessuto di fiducia. La fiducia è un bene relazionale che contribuisce al capitale sociale senza il quale il rischio è di aumentare enormemente i costi di transazione e di gestione delle organizzazioni. Il prossimo Parlamento e il prossimo Governo contribuiscano a costruire un clima di fiducia e creino le condizioni affinché gli amministratori possano operare bene, senza alibi. Più sulla base di responsabilità sostanziali, di risultato e di merito, che sulla base di responsabilità formali o peggio morali."

Beh, un articolo del genere non può non finire senza lanciare un appello. Ma trattare i burocrati come se fossero una specie in via di estinzione da proteggere credo non sia utile alla causa di chi promuove l'appello. Mentre il potere d'acquisto dell'italiano medio è stagnante, quando non inferiore a quello di vent'anni fa, questi signori, nonostante qualche restrizione negli anni peggiori della crisi, stanno ancora meglio, per numero e costi unitari a carico dei pagatori di tasse, rispetto ai colleghi di altri Paesi europei messi decisamente meglio dell'Italia.

Fare vittimismo porta acqua al mulino che, giustamente o meno, si definisce populista.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".



lunedì 19 marzo 2018

Scorie - Il calo del debito? Solo apparente




Uno dei mantra del ministro dell'Economia uscente, Pier Carlo Padoan, è stato quello sull'inizio della riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil. Anche poco prima che l'Istat pubblicasse il dato relativo a fine 2017, che registrava un livello pari al 131.5%, in calo, seppur lieve, rispetto all'anno precedente, Padoan aveva mostrato fiducia:

"Il debito pubblico sta cominciando a scendere, vedremo i dati Istat ma io credo di sì."

Si era in piena campagna elettorale, ed evidentemente era forte la volontà di far vedere un numero in calo, sia internamente (in realtà è servito a ben poco elettoralmente parlando), sia alla Commissione europea.

Il calo mostrato a fine 2017 altro non è stato che window dressing, come ha puntualmente rilevato l'Osservatorio sui conti pubblici diretto da Carlo Cottarelli.

Ecco alcuni passaggi del documento redatto dal'Osservatorio.

"A gennaio 2018 le disponibilità liquide del Tesoro sono quasi raddoppiate rispetto al mese precedente, con un conseguente aumento del debito pubblico che raggiunge i 2.280 miliardi di euro (132,8 per cento del Pil). Il forte calo della liquidità iniziato a novembre 2017 e proseguito a dicembre, che ha fatto registrare una diminuzione del debito pubblico a fine 2017 (131,5 per cento del Pil), appare come una riduzione temporanea orientata a un window dressing di fine anno per migliorare la posizione dello Stato prima del giudizio della Commissione europea di inizio marzo e della redazione del Documento di Economia e Finanza".

Impietosa la chiosa

"Difatti, se la liquidità del Tesoro a dicembre fosse rimasta al livello del 2016, il rapporto tra debito pubblico e Pil a fine 2017 sarebbe risultato pari al 132,2 per cento, in leggero aumento rispetto all'anno precedente. Sebbene in crescita, il valore della liquidità a gennaio 2018 è ancora del 36 per cento inferiore rispetto al gennaio precedente e del 15 per cento più basso della media degli ultimi 6 anni".

E Padoan sarebbe il campione della ritrovata credibilità dell'Italia.

Che pena.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".