mercoledì 28 febbraio 2018

Scorie - L'amministratore non delegato




Intervenendo all'Assolombarda, Matteo Renzi ha ribadito il copione delle ultime settimane: un mix di (falsa) autocritica sulle modalità di comunicazione e di rivendicazione dei risultati (a suo dire) ottenuti.

Rivolgendosi alla platea, Renzi ha quindi detto: "come direttore marketing vorreste licenziarmi", mentre "se fossi l'ad di una delle vostre aziende dovreste prendere atto dei risultati positivi prodotti".

Quattro anni fa, nei giorni in cui Renzi scalzava Enrico "stai sereno" Letta da palazzo Chigi, non si contavano gli elogi alle capacità di comunicazione (credo sarebbe meglio dire: affabulazione) del segretario del PD.

Elogi pronunciati spesso da coloro che oggi lo criticano proprio per lo stesso motivo, e che mi inducono a confermare la mia idea che, nel settore della comunicazione più che altrove, i cialtroni siano una categoria ben rappresentata.

Per quanto mi riguarda ho sempre considerato Renzi un affabulatore (per non dire un cazzaro), la classica persona la cui narrazione delle cose che lo riguardano è distante e gonfiata rispetto alla realtà. Devo peraltro riconoscere che in Italia personaggi del genere hanno sovente riscosso un grande successo, ancorché non sempre duraturo.

Ma come amministratore delegato credo che nessuno dei presenti in sala lo assumerebbe. Se un quarantenne è capace di gestire un'azienda (a maggior ragione se non piccola) non ambisce a governare. Al tempo stesso, nessun quarantenne può gestire un'azienda avendo fatto solo politica da quando era nei boy scout.

Al massimo potrebbe dirigere una municipalizzata, noti poltronifici per politici da riciclare. Ma le aziende che devono competere sul mercato sono un'altra cosa, e a mio parere non sono il posto giusto per chi ha le caratteristiche di Renzi.


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