giovedì 22 febbraio 2018

Scorie - Beatrice nuoce gravemente alla salute



 
Beatrice Lorenzin, cresciuta alla corte politica di Silvio Berlusconi e "responsabilmente" rimasta al governo di centrosinistra quando si ruppe il cosiddetto patto del Nazareno (rivendicamdo oggi di essere una delle più longeve ministre della sanità), si è messa in proprio con "Civica popolare". Intervistata dal Sole 24Ore, ecco alcune sue dichiarazioni.

In merito al bilancio sull'operato dei governi di cui ha fatto parte:

"Il Paese è tornato a crescere, abbiamo contenuto il deficit riconquistando credibilità, attaccando la spesa improduttiva. Ora dobbiamo proseguire su questa strada."

Purtroppo i numeri della finanza pubblica testimoniano che la spesa pubblica non è diminuita nel suo complesso e, al netto della diminuzione della spesa per interessi riconducibile per lo più alla politica monetaria espansiva della Bce, la situazione sarebbe ancora peggiore.

Il contenimento del deficit, poi, è stato costantemente inferiore a quanto promesso dallo stesso governo di anno in anno.

Emblematico questo passaggio di Lorenzin:

"Ridurre la spesa non significa necessariamente tagliare. Al contrario di quanto fatto precedentemente, abbiamo abbandonato la strada dei tagli lineari e fatto delle scelte. Come sulla Sanità dove in questi cinque anni siamo riusciti contemporaneamente ad aumentare le risorse del Fondo sanitario ma anche a produrre risparmi. Questo perché le risorse risparmiate, al contrario di quanto avveniva precedentemente, non sono state riallocate altrove ma sono rimaste all'interno dello stesso comparto."

Se ridurre la spesa non significa tagliare, allora la spesa non si riduce. E in effetti è quello che è successo. Redistribuire la spesa non fa altro che modificarne in parte i beneficiari, ma l'onere per i pagatori netti di tasse complessivamente non cambia. L'unica voce a cui la riduzione di spesa deve essere destinata è la riduzione del carico fiscale.

E se servono risorse aggiuntive per potenziare la sanità in un Paese che invecchia, ecco la trovata originale.

"Lo sa che l'Italia è uno dei Paesi in cui le sigarette, il tabacco costano meno? E che con un solo centesimo in più per sigaretta venduta potremmo coprire interamente - sottolineo interamente - tutti i farmaci oncologici?"

L'espediente di parlare di una tassa in termini di importo unitario minimo legando poi il gettito a una spesa che fa molta presa sul pubblico è certamente collaudata. Ma alla fine si tratterebbe di prelevare da un fumatore medio 70-80 euro all'anno oltre alle tasse che già oggi paga sul consumo di sigarette (e lo dico da non fumatore).

Sarebbe sempre una misura di rincorsa della spesa mediante un aggravio di tassazione.

Sai che novità…



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