martedì 23 gennaio 2018

Scorie - I conti non torneranno (come sempre)




Quando i programmi elettorali sono declinati in numeri di finanza pubblica, ci si rende (ulteriormente) conto di quanto sia ampia la distanza tra le promesse e il verosimile.

Gianni Trovati sul Sole 24Ore ha riassunto a grandi linee i numeri che emergono dai programmi dei partiti (a volte ancora in corso di definizione, ma credo che non faccia una differenza enorme), e in tutti i casi le proiezioni sull'andamento del debito in rapporto al Pil non tornano.

Partiamo dal PD.

"Per tradurla in numeri, il programma in via di limatura non dovrebbe contemplare direttamente il «ritorno a Maastricht», cioè il deficit appena sotto al 3% del Pil lanciato dal libro di Matteo Renzi. Le cifre intorno a cui si ragiona parlano di un sentiero ancorato ai numeri previsti per quest'anno: un avanzo primario (il risparmio prima degli interessi) intorno al 2% del Pil, che grazie a una crescita stabile al ritmo dell'1,5% dovrebbe far tornare il debito a pareggiare il Pil nel 2030. Una via del genere rappresenterebbe nei fatti un allargamento degli spazi di spesa rispetto alle previsioni (l'ultima Nota di aggiornamento al Def indica per il 2019 un avanzo del 2,6% del Pil, quindi di una decina di miliardi superiore rispetto a oggi), ma dovrebbe essere aiutata da un'inflazione vicina all'obiettivo Bce del 2%. Senza questa spinta, per mantenere lo stesso sentiero di discesa serve più avanzo primario."

Partendo da un debito pari al 132% del Pil e ipotizzando una crescita del Pil costantemente pari al 3.5% nominale (un numero molto ottimistico) e un avanzo primario al 2% del Pil, con una spesa per interessi attorno al 3.5% del Pil (che, però, potrebbe crescere in futuro) nel 2030 il rapporto debito/Pil non scenderebbe sotto al 108%. Per arrivare al 100% servirebbero 8 punti di Pil reperiti in altro modo.

Complessivamente il realismo mi sembra essere in deficit, molto più del bilancio delle amministrazioni pubbliche.

"Più "ambiziosa" l'agenda messa in piedi da Forza Italia. Per il partito di Berlusconi il debito può tornare al 100% del Pil in cinque anni, grazie a un avanzo del 4% (obiettivo lanciato dal Governatore di Bankitalia Ignazio Visco nell'ultima Relazione annuale) e alla ripresa. Con questi presupposti, a tagliare il passivo sarebbe la vendita di patrimonio statale disponibile: strada tentata, senza troppi successi, anche in questa legislatura. A giudizio di Forza Italia, nemmeno la Flat Tax sarebbe di ostacolo, in quanto «interamente coperta» dal taglio di deduzioni e detrazioni (tranne spese sanitarie e interessi sui mutui), e offrirebbe una mini-riduzione della pressione fiscale nell'ordine di un punto di pil all'anno."

Qui siamo ancora più lontani dal realismo, sia in riferimento all'avanzo primario, sia alla discesa del rapporto tra debito e Pil di oltre 30 punti in 5 anni. Ci sono troppe nuove spese promesse per poter avere un avanzo primario al 4%, e c'è da dubitare che verrebbero realizzate riduzioni di spesa pubblica e dismissioni patrimoniali tali da centrare l'obiettivo.

Quanto al M5S, "chiede di buttare a mare il Fiscal compact e di sforare il tetto del deficit al 3% del Pil per «investimenti ad alto potenziale» (da individuare), promettendo però nel frattempo di portare il debito intorno al 90% del Pil in due legislature anche grazie al taglio di «sprechi e privilegi» (da dettagliare)."

Qui si dovrebbe ipotizzare dal taglio di "sprechi e privilegi" un apporto compreso tra 25 e 30 punti di Pil in 10 anni, anche supponendo che i miracoli promessi dalla spesa in deficit si realizzassero. Una spending review compatibile solo con un programma libertario, ossia qualcosa agli antipodi di quanto proposto dal M5S.

Mi fermo qui, in attesa di avere i numeri dei programmi degli altri partiti. Chi vuol sognare, è libero di andare alle urne il 4 marzo.
 


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