venerdì 26 gennaio 2018

Scorie - I conti (che non tornano) di SIlvio (2/2)




Silvio Berlusconi si presentò alle elezioni politiche del 1994 promettendo agli italiani una rivoluzione liberale. Promessa poi reiterata a ogni competizione elettorale alla quale ha preso parte. Nonostante gli oltre otto anni al governo, di rivoluzione liberale non si è vista traccia. A partire dalla riduzione delle tasse.

La riduzione delle tasse è sempre auspicabile, a maggior ragione quando si parte dai livelli di pressione fiscale reale come quello che c'è in Italia da tanti anni. Nessuna riduzione fiscale può però essere permanente se non si contiene al tempo stesso la spesa pubblica. E questo è tanto più valido quanto più alto è il debito pubblico al punto di partenza.

Quindi la questione di fondo, in un Paese come l'Italia, è ridurre non solo il peso delle tasse, ma il peso dello Stato, ossia, semplificando, tasse e spesa pubblica. Prese insieme, in Italia tasse e spesa pubblica rappresentano il 95.7% del Pil.

E' allora ridicolo quanto ha affermato anche di recente Berlusconi. Per esempio:

"Nel rapporto tra debito e Pil oggi il denominatore è falsato dal reddito sommerso."

Reddito che si suppone dovrebbe emergere con la flat tax. Cosa che potrebbe anche realizzarsi, ma che non farebbe miracoli a breve termine sul Pil nominale, che già oggi, in realtà, incorpora una stima di reddito sommerso.
Ancora:

"All'inizio la flat tax verrà coperta con l'eliminazione della giungla delle detrazioni e delle agevolazioni e dall'emersione del sommerso."

L'eliminazione delle agevolazioni e detrazioni semplificherebbe la vita ai pagatori di tasse, ma agirebbe in senso contrario alla riduzione delle aliquote. Ovviamente quel che conta è l'effetto netto. Dando anche per scontato che fosse positivo per chi paga le tasse, non credo si potrebbe arrivare, dopo un periodo al 23%, "fino al 13%, come nella Federazione russa."

Nella Federazione russa il debito pubblico è pari al 17.4% del Pil e il peso complessivo dello Stato sul Pil è circa 30 punti in meno rispetto all'Italia.

Evidentemente non è la finanza pubblica l'argomento del quale Berlusconi parla più frequentemente con il suo amico Putin.

Considerando che Berlusconi da un lato promette tagli di tasse e dall'altro aumenti di spesa corrente (dalle pensioni minime alle cure dentarie gratuite per gli anziani, fino ad agevolazioni per le spese relative agli animali domestici), non vedo come si otterrebbe un calo della spesa pubblica complessiva compatibile con un'aliquota al 13%.

In definitiva, credo che l'unica rivoluzione sia contro il buon senso.
 
 


Nessun commento:

Posta un commento