mercoledì 6 dicembre 2017

Scorie - Una visione di (non) lunga durata




Durante un convegno all'università Bocconi, nella quale insegna, Donato Masciandaro ha spiegato così gli attacchi dei cosiddetti populisti (ormai questa è l'etichetta affibbiata sbrigativamente e spregiativamente a tutti coloro che mettono in discussione le istituzioni e lo status quo, ancorché con punti di vista spesso diametralmente opposti tra loro):

"Primo perché sono banche; secondo perché le banche centrali sono istituzioni che hanno una visione di lunga durata mentre i populismi prediligono quella a breve e infine perché ne detestano l'autonomia sebbene questa sia garantita dai Trattati per la Bce e solo dalle leggi ordinarie per la Fed."

Che una parte dei cosiddetti populisti vorrebbe un controllo statale diretto per le banche centrali, sostanzialmente rendendole un braccio operativo del Tesoro (in definitiva, per monetizzare la spesa pubblica ogni qualvolta chi governa lo ritenesse opportuno, cioè quasi sempre), è indubbiamente vero.

Quello che mi pare del tutto discutibile, al contrario, è che le banche centrali abbiano "una visione di lunga durata". Se così fosse non manipolerebbero tassi di interesse e quantità di moneta allo scopo di evitare aggiustamenti resi necessari anche dalle loro stesse azioni espansive passate.

Perché la politica monetaria espansiva, quella preferita dai banchieri centrali e da chi ne tesse le lodi incondizionatamente, guarda piuttosto al breve periodo. Aiuta a calciare avanti il barattolo senza affrontare i problemi.

Se questa è una visione di lunga durata…


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