mercoledì 29 novembre 2017

Scorie - Proposte di mutualizzazione sempre più stupide




Da anni diversi economisti si esercitano nel presentare progetti che, utilizzando strumenti di ingegneria finanziaria più o meno sofisticata, hanno un comune obiettivo: ottenere una qualche forma di mutualizzazione del debito pubblico tra i Paesi dell'Area euro.
 
In ultima analisi, si arriva sempre a una redistribuzione degli oneri da chi è più indebitato (per esempio l'Italia) a chi lo è meno (per esempio la Germania). Nelle versioni più puerili, questi progetti fanno poi affidamento sulla necessità di avere solidarietà tra i diversi Paesi (ben sapendo che sarebbe a senso unico, più o meno come a livello nazionale avviene da oltre 150 anni), puntando (con una buona dose di straccionismo) il dito contro gli egoisti teutonici i quali, avendo magari tanti difetti ma non essendo generalmente stupidi, si oppongono a tutti questi progetti.

Anche Benedicta Marzinotto, docente di Politica economica all'Università di Udine e Visiting Professor al College of Europe, ha elaborato una proposta, che è poi una variante di altre già note da tempo.

"Si suggerisce di creare un fondo anti-crisi non permanente che venga attivato solo in periodi di stress finanziario quando i Paesi deboli vedono galoppare i costi di rifinanziamento, mentre quelli più forti re
gistrano significativi guadagni in termini di interessi ridotti sulle nuove emissioni di titoli di stato. Una parte di questi risparmi potrebbe essere devoluta, in uno spirito di solidarietà, ai Paesi deboli sotto attacco. I fondi potrebbero essere veicolati attraverso lo stesso Esm e il trasferimento perpetuato per tutta la durata della crisi. Le quote così redistribuite all'interno dell'eurozona compenserebbero i più deboli di una vulnerabilità amplificata dall'unione monetaria, senza però indebolire l'incentivo di ciascuno a ridurre lo stock di debito pubblico e a riformarsi. Insomma, nessun azzardo morale."

In sostanza il ragionamento pare essere questo: siccome in un'unione monetaria i singoli Paesi non possono contare sul fatto che le loro banche centrali (indipendenti, ci mancherebbe) stampino moneta senza limiti per evitare l'insolvenza dello Stato, quando una crisi colpisce asimmetricamente i diversi aderenti all'unione è necessario che l'onere sia redistribuito.

Il fatto è che l'asimmetria sarebbe dovuta al diverso grado di indebitamento e a come gli operatori di mercato valutano la sostenibilità dei singoli debiti, ossia la solvibilità dei diversi debitori. Un meccanismo che contrastasse queste tendenze di mercato finirebbe per essere sempre a carico di chi ha finanze pubbliche sane (o meno malandate) e beneficerebbe chi ha conti in (grande) disordine.

Considerando che si tratterebbe di trasferimenti a fondo perduto e apparentemente privi di condizionalità, a me pare del tutto illogico affermare che ciò non incentiverebbe l'azzardo morale. Ed evidentemente chi sarebbe con ogni probabilità chiamato a pagare il conto trova la cosa altrettanto illogica (per usare un eufemismo).

Le stesse persone che sostengono che non verrebbe meno l'incentivo a ridurre il debito e a riformarsi (qualunque cosa si intenda con "riformarsi") affermavano la stessa cosa anche con il Quantitative easing della Bce. 

Peccato che i fatti abbiano in questi anni smentito quel punto di vista e confermato quello di coloro che, usando un minimo di buon senso e di logica, sostenevano il contrario. L'Italia delle mance e della "flessibilità" è un esempio lampante.

Non sarebbe meglio smetterla di fare proposte così stupide?


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