lunedì 6 febbraio 2017

Scorie - Le tasse non hanno nulla a che fare con la solidarietà

Capita abbastanza di frequente che Papa Francesco si scagli contro la ricerca del profitto, usando spesso argomentazioni che fanno (hanno sempre fatto) presa sul grande pubblico, ma prive di riscontro tanto in teoria quanto nei dati empirici.


 
Probabilmente una lettura del Rothbard di "Man, Economy and State" aiuterebbe il pontefice a realizzare che ogni azione umana è tesa al raggiungimento di un profitto, che è in primo luogo una condizione mentale soggettiva. Anche chi fa del bene gratuitamente consegue un profitto, ancorché non misurabile in termini monetari.
 
Non mi stupisce, però, che Francesco faccia riferimento solo al profitto monetario, demonizzandolo come se fosse un comunista qualsiasi. Sarebbe preferibile, però, che almeno sul significato di "solidarietà" non parlasse come un politico statalista qualsiasi, come in questo passaggio:
 
 "Oggi abbiamo inventato modi per curare, sfamare, istruire i poveri, e alcuni dei semi della Bibbia sono fioriti in istituzioni più efficaci di quelle antiche. La ragione delle tasse sta anche in questa solidarietà, che viene negata dall'evasione ed elusione fiscale, che, prima di essere atti illegali sono atti che negano la legge basilare della vita: il reciproco soccorso."
 
Premesso che se i modi per curare, sfamare e istruire i poveri sono stati inventati lo si deve anche (se non principalmente) a coloro che cercano e ottengono profitti, accostare le tasse alla solidarietà e, di conseguenza, condannare elusione ed evasione fiscale come negazione della legge del "reciproco soccorso" è tipico, appunto, di chi di tasse ci vive, ed è del tutto fuorviante.
 
La solidarietà autentica non ha nulla a che fare con la tassazione, perché non può esserci autentica solidarietà se c'è la minaccia dell'uso della violenza.
 
Né si può escludere a priori che chi evade o elude il fisco non presti soccorso ad altre persone, Santità.




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