lunedì 30 gennaio 2017

Scorie - Ma quale hard money?

"Anche se i fautori della "hard money" avessero un impatto limitato sulla politica [monetaria], i loro principi basati su regole hanno il potenziale di accelerare e peggiorare la prossima recessione, e di indebolire la successiva ripresa."
(T. Duy)



Tim Duy ha scritto su BloombergView un articolo che ho trovato involontariamente comico, nel quale profetizza disastri se Donald Trump nominerà alla Federal Reserve dei fautori della "hard money".

Premesso che nutro dubbi sul fatto che Trump voglia una Fed realmente meno lassista, dato che molto probabilmente farà deficit che andrà finanziato con titoli del Tesoro e vorrà che il costo del debito resti basso, trovo comico l'articolo perché Duy non si riferisce a persone che vorrebbero il ritorno al gold standard, bensì a professori come John Taylor, che propendono per l'utilizzo di regole (relativamente meccaniche) nella conduzione della politica monetaria.

Per intenderci, la regola di Taylor (della quale, peraltro, esistono diverse versioni) non ha nulla a che vedere con la "hard money". Semplicemente renderebbe (in teoria) meno discrezionale la manipolazione dei tassi di interesse da parte della Fed. Ma sempre di manipolazione si tratterebbe.

Duy cita a riconoscimento della correttezza dell'operato del presidente Yellen il rialzo dei mercati azionari, senza considerare che le politiche monetarie espansive generano i loro primi effetti proprio sull'aumento dei prezzi delle attività finanziarie, con il significativo rischio di creare bolle.

Come altri, poi, tira in ballo a sproposito il concetto di "tasso di interesse naturale". Cosa può esserci di "naturale" in un livello dei tassi di interesse pesantemente distorto dalla politica monetaria? D'altra parte, se il tasso "naturale" fosse di per sé basso, perché forzarlo (ulteriormente) al ribasso?

Duy non lo spiega. Però si premura di indicare quattro rischi che quelli che lui impropriamente definisce i fautori della "hard money" porterebbero con il loro ingresso alla Fed:

1) una politica monetaria troppo restrittiva in tempi ravvicinati, il che causerebbe una recessione;

2) una reazione tardiva ad allentare le condizioni monetarie in caso di recessione;

3) una politica troppo restrittiva appena finita la recessione;

4) una sottostima degli impatti internazionali della politica monetaria statunitense.

Last, but not least, "l'obiettività della Fed non potrebbe essere più data per certa".

I primi quattro rischi sono le classiche lamentazioni dei fans della stampa di denaro a getto continuo. L'ultimo è davvero ridicolo: come si fa ad affermare che la Fed sia oggi oggettiva, dato che ha una discrezionalità pressoché totale?

Duy non si premura di argomentare il suo punto di vista. E forse è meglio così. Con ogni probabilità avrebbe peggiorato le cose.


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