martedì 31 gennaio 2017

Scorie - Il blogger

Dopo poco più di un mese di relativo silenzio, Matteo Renzi ha ripreso a comunicare a getto continuo, aprendo un blog. Dal quale fa già campagna elettorale.
 
La tecnica di Renzi è sempre la stessa, e ha due varianti. Nella prima variante, Renzi evoca qualcosa che non va attirbuendone le responsabilità a chi c'era prima di lui, indicando poi la discontinuità apportata dalla sua azione di governo. Nella seconda variante, invece, Renzi parte da un dato (oggettivamente) brutto, dicendo di non essere contento, ma che lui al governo ha fatto questo, quello e quell'altro ancora, e che basta solo avere fiducia in lui perché le cose vadano meglio in futuro.
 
Toccando il tema delle tasse, Renzi ha usato la prima variante:
 
"La sinistra e le tasse hanno sempre avuto una relazione complicata, in Italia. Siamo stati dipinti come il partito che sapeva solo alzare la pressione fiscale, abbiamo dato l'idea di considerare le tasche degli italiani come il bancomat per risolvere ogni problema di bilancio".
 
Ahimè non hanno solo "dato l'idea", e il dipinto in questione era, in realtà, una fotografia di quanto accadeva, senza nessun ritocco al Photoshop.
 
Ma ecco che, con Renzi al governo, le tasse hanno iniziato a diminuire.

"Il nostro Pd ha innovato su due punti. Il primo, abbassare le tasse: gli 80 euro, le tasse agricole, l'Irap costo del lavoro, l'Imu-Tasi sulla prima casa, l'Ires, gli incentivi alle imprese che assumono dal JobsAct a Industria 4.0. Niente di eccezionale, ma il segnale di un cambio di rotta sostanziale".
 
Leggendo l'ultima frase si può notare l'uso della seconda variante. A parte questo dettaglio, Renzi racconta solo un pezzo di verità. Innanzi tutto, non fa menzione di alcuni aumenti di tasse che il suo stesso governo ha operato, per esempio quelle sulle cosiddette rendite finanziarie e perfino sui fondi pensione, penalizzando i giovani in modo particolare.
 
L'altra cosa che Renzi omette è che durante i suoi mille giorni al governo il deficit non è aumentato solo se si tiene conto del calo della spesa per interessi di circa 20 miliardi non certo attribuibile all'azione dell'esecutivo. Omette anche di dire che la "flessibilità", ossia il maggior deficit, che rappresenta l'ingrediente principale delle sue manovre di bilancio, non ha eliminato, bensì rimandato di anno in anno le cosiddette clausole di salvaguardia, che prevedono aumenti automatici di Iva e accise qualora non disinnescate.
 
Il fatto è che il disinnesco può avvenire solo tagliando in modo strutturale la spesa pubblica, cosa che Renzi si è ben guardato dal fare. Per cui ogni promessa di riduzione delle tasse si sconterà con un deficit da coprire. Non a caso il suo lascito al governo Gentiloni è una manovra correttiva da fare già nei prossimi mesi.
 
Mi fermo qui e vi risparmio il pezzo sull'evasione fiscale.

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