lunedì 3 ottobre 2016

Scorie - La droga monetaria non rende l'economia resiliente

"I rischi al ribasso sono particolarmente importanti dal momento che la Fed, con i tassi di interesse già vicini a zero, ha possibilità limitate di mitigare degli shock negativi. La miglior risposta è mantenere i tassi bassi, cosicché l'economia sia il più resiliente possibile quando si verificherà uno shock."
(N. Kocherlakota)


 
Da quando Narayana Kocherlakota ha smesso i panni di membro del FOMC e ha preso a scrivere su BloombergView, è divenuto prodigo di consigli verso gli ex colleghi della Fed.
 
Il suo modo di ragionare è quello tipicamente keynesiano. Lo si ritrova già nella Teoria Generale, laddove Keynes insiste sul fatto che i tassi di interesse dovrebbero essere tenuti bassi per puntellare il più a lungo possibile la crescita economica nominale.
 
C'è un problema: l'economia è imbottita di droga monetaria e al trascorrere del tempo non accumula resilienza; al contrario, accumula squilibri nell'allocazione delle risorse. Ciò significa che più avanti arriverà lo shock, peggiori saranno le conseguenze.
 
D'altra parte, la storia degli ultimi otto anni non sarebbe stata la stessa se la Fed nei primi anni duemila non avesse mantenuto una politica monetaria eccessivamente accomodante favorendo la bolla immobiliare. Allora la giustificazione era di curare l'economia dopo lo scoppio della bolla internet, ma la "cura" ha posto le basi per la malattia successiva.
 
Adesso la Fed è in una situazione in cui ogni piccolo rialzo dei tassi rischia di far crollare il castello di carta costruito con anni di politiche ultraespansive. Ma più rimanda, peggiori rischiano di essere le conseguenze.
 
Eppure quella sembra essere la soluzione migliore per Kocherlakota. E non è che i suoi ex colleghi la pensino tanti diversamente.
 
 
 
 


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