martedì 27 settembre 2016

Scorie - Se stampare soldi non è risolutivo, non lo è neppure fare deficit

"E' vero che i tassi negativi hanno conseguenze non desiderate, ma la Bce deve fare delle scelte, il suo mandato impone di mantenere la stabilità dei prezzi non di guardare agli effetti collaterali."
(M. Fratzscher)



Marcel Fratzscher, docente universitario e presidente del'istituto tedesco di ricerca DIW, è tra i tanti che ritengono necessario uno stimolo fiscale in deficit a livello europeo per rilanciare la domanda aggregata. Formula tipicamente keynesiana.

Commentando la politica di tassi negativi della Bce, che sta danneggiando i risparmiatori, i gestori assicurativi e di fondi pensione (quindi ancora i risparmiatori, in ultima analisi) e il margine di interesse delle banche, Fratzscher ha affermato che la banca centrale non deve "guardare agli effetti collaterali".

Posto che pare proprio che la Bce non si stia preoccupando degli effetti collaterali, se non a parole e ribadendo comunque che senza i tassi negativi le cose andrebbero peggio (affermazione comprensibile dato che non ci si può attendere che la Bce smentisca se stessa, ma non condivisibile), è decisamente miope l'atteggiamento di chi ritiene che se uno ha un obiettivo si debba disinteressare delle conseguenze delle azioni poste in essere per raggiungere quell'obiettivo.

Anche i sostenitori della prima ora delle politiche espansive e del Qe ammettono ormai che questa droga monetaria non ha avuto l'effetto desiderato e deve essere somministrata a dosi crescenti solo per tentare di non far crollare un castello di carte che, però, col tempo diventa sempre meno stabile.

In sostanza il Qe finisce per intrappolare chi lo pone in essere, rendendone impossibile l'uscita senza provocare disastri finanziari. Di qui il tentativo di rimandare il più possibile la resa dei conti, continuando a calciare in avanti il barattolo. Il problema è che, prima o poi, il numero di coloro che si rendono conto della insostenibilità di questa politica monetaria sarà maggioritario, e allora calciare in avanti il barattolo non sarà più possibile.

Lo stesso Fratzscher è consapevole del fatto che la politica monetaria non risolve i problemi dell'economia. Quindi, da buon keynesiano, invoca il deficit spending, come se crescere a debito in un sistema ingolfato di debito fosse una soluzione.

Niente paura, però, basta avere un piano "credibile":

"Quello di cui abbiamo davvero bisogno è più deficit nel breve periodo in cambio di un programma credibile e ambizioso sul debito nel lungo periodo."

Come no: è un mantra che si sente da ottant'anni, ma il lungo periodo non arriva mai. Anche perché, come diceva il maestro a cui si ispirano i Fratzscher di ogni dove, "nel lungo periodo saremo tutti morti".

Errare è umano, perseverare per ottant'anni no.
 
 
 
 
 
 


Nessun commento:

Posta un commento