venerdì 29 luglio 2016

Scorie - La PA è motore di crescita delle tasse

"Da qui dovrebbe iniziare un discorso di riforma, non solo e non tanto sui dirigenti, la loro cultura e la loro capacità di guidare macchine necessarie alla crescita ma complesse, ma sulla platea dei pubblici dipendenti, sulla struttura di premi e motivazioni, sulla cultura che essi esprimono, sulla loro formazione, sul loro gravissimo invecchiamento anagrafico, frutto della trasandatezza con cui è stato affrontato il tema cruciale della PA. Sono elementi da analizzare insieme in un disegno e una strategia che devono respingere l'idea che non possiamo permetterci servizi pubblici estesi ed efficaci perché abbiamo fatto troppo debito in passato; mi sembra una pura sciocchezza che nasconde una idea precisa dei rapporti pubblico privato nella creazione della crescita. È chiaro che se si parte da questa diagnosi teorico pratica è inutile aprire un discorso sofisticato sui premi e le loro modalità di calcolo; tanto vale tagliare e basta dirigenti dipendenti servizi e dintorni, poi si vedrà: ma così facendo apriremo la strada ai peggiori populismi e daremo l'ultima spinta verso l'abbandono di un'idea democratica di Europa."
(P. De Ioanna)



Occupandosi di pubblica amministrazione, Paolo De Ioanna scrive certamente su una materia che conosce dall'interno, facendone parte a vario titolo da oltre 40 anni ed essendo, quindi, un vero e proprio veterano tra i consumatori di tasse. Suppongo peraltro che questa definizione apparirebbe oggi eufemistica a John Calhoun, che la coniò nell'Ottocento. Qui ci si trova di fornte a un caso di bulimia di tasse.

Secondo De Ioanna se c'è qualcosa che non va con dirigenti e dipendenti pubblici è a causa della "trasandatezza con cui è stato affrontato il tema cruciale della PA". A parte il fatto che la trasandatezza non può non essere imputata in larga misura a chi fa parte della PA stessa, a maggior ragione se con responsabilità dirigenziali, non vi è alcuna evidenza a supporto della tesi di De Ioanna, ossia che la PA sia un motore di crescita economica.

La PA inevitabilmente ha a che fare con la crescita economica, ma per lo più nel senso di limitarla per via dei vincoli e degli adempimenti astrusi che impone a chi produce. Da questo punto di vista, la miglior PA è quella meno presente, anche numericamente parlando.

Tra l'altro, ci si può anche trincerare dietro formule fumose del tipo "un disegno e una strategia che devono respingere l'idea che non possiamo permetterci servizi pubblici estesi ed efficaci perché abbiamo fatto troppo debito in passato"; ma non si può ignorare che quel debito esiste e che la PA non è estranea alla sua accumulazione.

Né si risolvono le perplessità di chi mette in evidenza i problemi della PA (e da essa causati) liquidando tutto quanto con gli ormai abusati e volutamente allarmanti richiami al populismo, in contrapposizione alla idea democratica di Europa.

Finendo per confermare quanto avesse ragione Henry Louis Mencken nel sostenere che "la democrazia si basa su un complesso di bugie così infantili che debbono essere protette da un rigido sistema di tabù, se no anche i cretini riuscirebbero a fare a pezzi. La sua prima preoccupazione deve quindi essere paralizzare la libera circolazione delle idee".
 
 
 
 


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